Non solo applausi

Settimana di mobilitazione del personale sociosanitario che chiede migliori condizioni di lavoro già da prima della pandemia

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Il personale sociosanitario svizzero inizia oggi (lunedì) una settimana di mobilitazione. Fra le richieste c'è quella di un "premio COVID-19", sotto forma di una mensilità di salario in più. La protesta è cominciata a Neuchâtel, con un presidio davanti all'ospedale di Pourtalès. Si proseguirà fino alla manifestazione nazionale a Berna sabato prossimo, restrizioni agli assembramenti permettendo.

 

Striscioni in tutto il Ticino
Striscioni in tutto il Ticino (vpod)

Il settore è stato messo a dura prova dalla prima ondata della pandemia, accusa ancora la fatica di quella fase e ha davanti la prospettiva di un intero inverno in emergenza. Il 21 aprile l'Associazione svizzera degli infermieri e delle infermiere aveva scritto una lettera al Consiglio federale per denunciare la carenza di materiale protettivo (ora risolta) e la dipendenza dal personale formato all'estero. "Malattie ed esaurimenti sono stati segnalati un po' dappertutto - sostiene ora un'alleanza di sindacati e associazioni di categoria - . Bisogna evitare che le norme che regolano tempi di lavoro e di riposo vengano nuovamente sospese".

 

Gli applausi della popolazione "sono gratificanti" ma è tempo di rimediare alle lacune. Le richieste formulate oggi, tuttavia, risalgono ad ancor prima della pandemia.

 

I problemi, specie in ambito infermieristico, sono infatti annosi. Il coronavirus non ha fatto che evidenziarli maggiormente: personale contato, formazione che non copre il fabbisogno, condizioni di lavoro difficili, mancanza di autonomia della professione, salario non attrattivo (in Ticino dai 4'950 ai 7'100 lordi a tempo pieno, a dipendenza degli anni di esperienza), troppi compiti amministrativi, difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia.

 

Un sondaggio condotto dal VPOD nel 2019 evidenziava come il 90% ritenesse di lavorare sotto pressione e l'87% di non avere abbastanza tempo per i pazienti. Le retribuzioni, fatto salvo il rincaro, sono ferme in seno all'Ente ospedaliero cantonale dal 2001, denuncia il sindacato, che chiede un adeguamento in vista della rinegoziazione del contratto collettivo nel 2021. Ma non c'è solo l'EOC, ritenuto comunque "un buon datore di lavoro", anche se gli infermieri non hanno gradito la decisione di non destinare a un bonus i milioni di donazioni ricevuti in primavera. I sindacati chiedono al Cantone di migliorare il finanziamento pubblico di tutto il settore attraverso i contratti di prestazione, dalle cliniche alle case anziani passando per le cure a domicilio, affinché si possano garantire condizioni migliori.

 

Sono difficoltà che accomunano tutto il paese (e che si riscontrano, va detto, spesso in modo ancor più acuto all'estero): stando all'osservatorio svizzero della sanità, il 45% delle infermiere abbandona il lavoro in corso di carriera, la durata di esercizio della professione è di soli 15 anni. Secondo un rapporto della Conferenza dei direttori cantonali della sanità, entro il 2030 saranno necessari 65'000 infermieri in più, ma un aumento generalizzato degli stipendi "è illusorio" perché i costi del personale rappresentano una parte importante della spesa sanitaria, già molto elevata, aveva detto in giugno il suo presidente, Lukas Engelberger.

Un'iniziativa popolare volta a rafforzare la professione era stata depositata nel 2017, accompagnata da 114'000 firme. Un controprogetto è ancora in discussione in Parlamento - siamo ai dettagli - ma la risposta delle Camere ha lasciato parzialmente delusa la categoria. Si concentra infatti in particolare sulla formazione - consacrando 469 milioni in otto anni - senza adottare contromisure al prematuro abbandono della professione.

 

Per saperne di più:

La puntata di Falò "Professione infermiere"

Più sostegno agli infermieri

Più sostegno agli infermieri

Il Quotidiano di lunedì 26.10.2020

 
pon
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