Il ministro della sanità Alain Berset, volto, suo malgrado, della pandemia
Il ministro della sanità Alain Berset, volto, suo malgrado, della pandemia (keystone)

Pandemia, cronistoria delle restrizioni

La lotta al coronavirus è stata contraddistinta da un sali-scendi di provvedimenti varati dal Consiglio federale: ecco quali

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

L’ampia diffusione della variante Omicron del coronavirus ha modificato il volto di una pandemia iniziata ormai due anni fa. Due anni che in Svizzera hanno fatto segnare le seguenti cifre: oltre 1'800'000 infezioni confermate; più di 12'000 decessi e circa 42'000 ricoveri (dato del 21 gennaio 2022).

 

Molto più contagioso ma a quanto pare meno virulento, il nuovo ceppo potrebbe tramutare il Covid-19 in una malattia endemica; le misure di contenimento attualmente in vigore potrebbero quindi essere le ultime di ampia portata (anche qui il condizionale è d’obbligo) varate dal Consiglio federale.

La lotta alla pandemia è stata segnata da un sali-scendi di provvedimenti. Ecco quindi una cronistoria, senza pretesa di esaustività, delle varie decisioni adottate dal Governo con l’obiettivo di evitare la saturazione degli ospedali e dei reparti di terapia intensiva:

Gennaio 2020, "siamo ben preparati"

A inizio 2020 si inizia a parlare con assiduità del virus, tanto che il ministro della sanità Alain Berset comunica all’OMS che la Svizzera è pronta a dar manforte, senza tuttavia precisare i contorni dell’aiuto. Nessun contagio viene confermato nella Confederazione durante tutto il mese di gennaio, ma Berna decide di attivare una hotline per rispondere a domande e preoccupazioni della popolazione.

Febbraio 2020: primo caso in Svizzera, stop ai grandi eventi

Febbraio è il mese in cui si registra il primo caso in Svizzera. Viene scoperto in Ticino; si tratta di un 70enne infettato vicino a Milano, in Lombardia, dove il virus ha già cominciato a circolare. Ciononostante, secondo Berna il rischio per la popolazione è ancora moderato: non si prevedono quindi restrizioni per eventi pubblici, scuole e ristoranti. Una situazione che cambierà poco tempo dopo. Inoltre, si decide di non chiudere le frontiere con la vicina Penisola: "Si tratterebbe di una misura esagerata". L'hotline viene nel frattempo presa d'assalto. A fine mese viene confermato il secondo caso: ormai, è un dato di fatto, il virus circolerà anche all'interno della Confederazione, tanto che il Consiglio federale vara le prime restrizioni ritenute "drastiche", vietando le grandi manifestazioni, ovvero quelle con oltre 1'000 persone. È la prima volta che in Svizzera si introducono misure speciali; il Governo vara la "situazione particolare" e opta per la strada delle "misure graduali".

 

 

 

Marzo 2020, la svolta

Il virus dalla Cina si è ampiamente diffuso in Nord Italia, tanto che Roma vara il primo "lockdown". Berna inizialmente si mantiene cauta, introducendo solo disposizioni igieniche e puntando sulla sensibilizzazione degli anziani, il gruppo considerato a rischio

Profetiche le parole dell'epidemiologo del Politecnico di Zurigo Marcel Salathé: "L'epidemia probabilmente non può più essere fermata, prima o poi tutta la popolazione elvetica entrerà in contatto con l'agente patogeno".

L'eventualità di adottare misure sempre più rigide non è più un tabù. L’Italia, nel frattempo, ha già "chiuso" la Lombardia", ma il Consiglio federale non vuol saperne di blindare le frontiere. Intanto fra gli esperti serpeggia la convinzione che il sistema sanitario si troverà sempre più sotto pressione, tanto da non poter offrire a tutti le necessarie cure.

Il 13 marzo, in Svizzera, si arriva quindi a una vera e propria svolta: il Governo chiude le scuole, vieta gli assembramenti con oltre 100 persone e pone limiti all'entrata nel Paese dalle regioni considerate a rischio. Ma non basta: tutti i cantoni registrano infezioni, e il 16 marzo Berna dichiara la situazione straordinaria, ai sensi della legge sulle epidemie. Vengono chiusi negozi (tranne quelli alimentari e che vendono beni di prima necessità), ristoranti e bar e tutte le strutture ricreative e per il tempo libero; sono introdotti controlli a tutte le frontiere e viene allungato il periodo di chiusura delle scuole. A dar manforte ai cantoni viene impiegato anche l’esercito.

Non si parla tuttavia ancora di obbligo di indossare la mascherina: un tentennamento che verrà in seguito rimproverato alle autorità federali.

Sempre a marzo, il Consiglio federale autorizza le cosiddette "finestre di crisi": la possibilità per i cantoni di introdurre misure più severe rispetto a quelle valide a livello federale. La misura viene introdotta dopo il braccio di ferro col Ticino, che aveva deciso di chiudere anche cantieri e industrie.

Aprile 2020: le tappe per la riapertura

A Berna si inizia a studiare una soluzione per uscire dalla crisi (non immaginando, forse, che il virus ci avrebbe accompagnati ancora per molto tempo), ma Alain Berset esclude un allentamento delle misure prima della fine del mese. Vengono quindi fissate tre tappe per "riaprire il Paese" in maniera progressiva. Inoltre, il Consiglio federale vara i primi aiuti per l'economia. Aiuti miliardari che verranno avallati dal Parlamento il mese successivo.

Sempre ad aprile, viene conclusa la "la più grande operazione di rimpatrio organizzata dalla Svizzera". Settemila persone tornano a casa: ad ognuno verrà addebitato l'80% della fattura.

A fine mese si procede quindi con le prime riaperture, accompagnate dall'obbligo di indossare la mascherina in certi contesti.

I parrucchieri riaprono

I parrucchieri riaprono

Il Quotidiano di giovedì 23.04.2020

 

Maggio 2020: riaprono bar e ristoranti

Maggio è il mese in cui inizia il "deconfinamento progressivo". Riaprono scuole, ristoranti e bar e tutti i negozi, ma con vari paletti. Riaprono inoltre musei e biblioteche. Resta tuttavia il limite di cinque persone per gli incontri privati.

Anche lo sport è toccato dalla pandemia: il Governo approva quindi un pacchetto di sostegno di 350 milioni per calcio e hockey professionistico e 150 milioni per gli altri sport.

Giugno 2020: riaprono le frontiere

Già a maggio vengono riaperte le frontiere con Francia, Germania e Austria - seppur con restrizioni - mentre a giugno è il turno dell'Italia. Il virus però circola ancora e per questo le autorità fanno appello alla responsabilità personale. Il 15 giugno cadono poi le restrizioni per i cittadini di Paesi dell'UE e AELS, ma non per gli Stati terzi.

Il ministro della sanità Alain Berset definisce "efficace" la gestione della crisi, ma mette in guardia contro possibili ricadute.

Viene dato anche il via libera alle manifestazioni fino a 300 persone, riaprono i campeggi e gli impianti di risalita. Resta però in vigore il divieto di assembramenti con oltre 30 persone sullo spazio pubblico, così come le competizioni sportive con contatto stretto.

Verso fine mese si entra in una nuova fase di lotta al virus: cadono praticamente tutte le restrizioni, escluso il divieto di manifestazioni con oltre 1'000 persone. Il Consiglio federale, inoltre, decreta il passaggio alla "situazione particolare", dando così ai cantoni la responsabilità nel fronteggiare un eventuale aumento dei contagi.

Il quadro epidemiologico è però in continua evoluzione ma un altro lockdown è ritenuto "inimmaginabile". L'obbligo generalizzato di indossare la mascherina non viene tuttavia ancora varato, nonostante gli esperti lo raccomandino.

Frontiere aperte dal 15 giugno

Frontiere aperte dal 15 giugno

Il Quotidiano di venerdì 05.06.2020

 
 

Estate 2020: la mascherina prende piede

È solo all'inizio del mese di luglio che il Consiglio federale estende l'obbligo di indossare la mascherina, dopo che in Svizzera si registra un aumento delle infezioni. Il dispositivo di protezione ora è obbligatorio anche sui mezzi pubblici. Inoltre, chi entra nel Paese da determinate regioni ritenute a rischio deve mettersi in quarantena.

I nuovi casi riguardano però prevalentemente i giovani, e quindi le ospedalizzazioni sono piuttosto basse. Si invitano però i cantoni ad adottare nuove misure laddove fosse necessario.

L'estate tutto sommato trascorre tranquilla ed è caratterizzata da un turismo soprattutto interno. Ad agosto la curva dei contagi torna però ad avere un andamento quasi esponenziale: siamo alle porte di una nuova ondata.

Autunno 2020: il nuovo giro di vite

Il primo ottobre ripartono i grandi eventi, ma nelle settimane a cavallo tra settembre e ottobre si assiste a una crescita dei contagi definita preoccupante. Il 18 di ottobre il Governo decide così di varare nuove restrizioni valide a livello nazionale (la lotta al virus nelle settimane precedenti era infatti caratterizzata da una cacofonia di provvedimenti varati dai singoli cantoni). Viene così introdotto, con mesi di ritardo rispetto ad altri paesi, l'obbligo di indossare la mascherina in tutti gli spazi pubblici al chiuso. Vietati inoltre gli assembramenti con oltre 15 persone negli spazi pubblici, mentre le manifestazioni private con oltre 100 persone sottostanno all'obbligo di elaborare un piano di protezione. Ristoranti, bar e locali notturni restano aperti, ma cibi e bevande possono essere consumati soltanto da seduti.

Le misure, tuttavia, non bastano per contenere la pressione sugli ospedali a fine ottobre il Consiglio federale obbliga bar e ristoranti a chiudere alle 23.00; le discoteche e le sale da ballo vengono chiuse del tutto mentre le università dovranno tenere la maggior parte dei corsi solo online. Vietati inoltre gli eventi con più di 50 persone e le attività sportive e culturali con oltre 15 partecipanti, come pure i raduni di oltre 10 persone fra famigliari e amici negli spazi privati. L'obbligo di indossare la mascherina viene infine esteso anche all'aperto, laddove non è possibile mantenere il distanziamento sociale.

Le misure adottate dalla Confederazione vengono però definite "troppo blande" da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

 

Inverno 2020-2021: arriva il vaccino

La Svizzera, contrariamente ad altri Stati, decide di tenere aperte le piste da sci, ma a determinate condizioni e solo fintanto che la situazione epidemiologica lo consentirà. A dicembre si decide inoltre di obbligare i negozi a contingentare le entrate; si anticipa la chiusura serale di bar e ristoranti, nonché delle strutture culturali, sportive e ricreative. A gennaio si opta per una chiusura generalizzata di varie attività e con la cessazione temporanea dell’attività di negozi e mercati che non vendono generi di prima necessità, dal 18 gennaio, la Svizzera entra in “semi-lockdown”.

Le prime riaperture avverano a marzo, mentre bar e ristoranti dovranno aspettare ancora.

A segnare la stagione fredda è però l'omologazione da parte di Swissmedic dei primi due vaccini anti-covid: quelli di Moderna e Pfizer/BioNTech, basati entrambi sulla tecnologia a RNA messaggero. Inizia così la campagna vaccinale più estesa della storia svizzera.

 

Primavera 2021: prende forma il certificato Covid

Ad aprile, bar e ristoranti riaccolgono i clienti, ma solo sulle terrazze. Permesse inoltre di nuovo le manifestazioni, ma con severe restrizioni (massimo 50 persone al chiuso e 100 all'aperto). Bisogna però aspettare fino alla fine di maggio per l'uscita dal "semiconfinamento".

Ma è alla fine di giugno che viene presa una decisione che lascia il segno e che per molti versi è uno spartiacque nella gestione dell'epidemia: l'obbligo di presentare il certificato Covid in determinati contesti.

 
 

Estate 2021: verso la normalizzazione

Anche l'estate 2021, così come era successo un anno prima, scorre con una certa tranquillità. Si punta soprattutto sulla vaccinazione, ma la quota di chi non vuole farsi immunizzare risulta superiore a quella di molti altri Paesi europei. Il Governo apre però alla fase di normalizzazione. Resta però l'obbligo di indossare la mascherina e di presentare il certificato Covid in vari ambiti. Inoltre, si valuta l'estensione dell'uso del Covid pass anche negli spazi interni di bar e ristoranti.

Autunno 2021: Certificato Covid protagonista

L'estensione si materializza a inizio settembre. Quando il certificato Covid diventa obbligatorio anche per accedere ai locali interni degli esercizi pubblici, alle strutture culturali e del tempo libero e alle manifestazioni al chiuso. La misura, sostiene il Governo, si è resa necessaria per far fronte alla pressione crescente sugli ospedali. Vengono inoltre varate restrizioni all'entrata in Svizzera: chi non è guarito o vaccinato deve disporre di un test con risultato negativo.

I test Covid tornano a pagamento in Svizzera e il Governo lancia "l'offensiva vaccinale": la quota di immunizzati è ritenuta troppo bassa. Offensiva che, tuttavia, non riscuoterà il successo sperato.

La Svizzera estende il covid pass

La Svizzera estende il covid pass

Il Quotidiano di mercoledì 08.09.2021

Doppio tampone per chi rientra in Svizzera

Doppio tampone per chi rientra in Svizzera

Il Quotidiano di venerdì 17.09.2021

 

Inverno 2021-2022: arriva Omicron, e tutto è destinato a cambiare

Per affrontare la ripresa dei contagi, a dicembre vengono introdotte nuove misure: l'obbligo di presentare il certificato Covid viene esteso ulteriormente e torna l'obbligo di indossare la mascherina ovunque, anche per i vaccinati.

A fine mese viene infine introdotto in Svizzera il così detto 2G (dal tedesco genesen-geimpft, guariti o vaccinati), che limita l'accesso a vari ambiti della vita sociale solo a chi è immunizzato. Il solo tampone negativo non è quindi più sufficiente. In determinate circostanze, come nei luoghi dove non è possibile indossare la mascherina (per esempio in piscina) chi è vaccinato o guarito da più di quattro mesi deve anche presentare un test con esito negativo.

Primo giorno 2G per bar e ristoranti

Primo giorno 2G per bar e ristoranti

Il Quotidiano di lunedì 20.12.2021

La variante Omicron

Nel frattempo, la variante Omicron dilaga in Svizzera, ma la stessa potrebbe cambiare completamente l'approccio alla lotta al coronavirus. Molto più contagiosa ma meno virulenta, potrebbe far diventare endemica la malattia, rendendo quindi non più necessarie molte delle restrizioni che ci hanno accompagnato da quasi due anni. Quarantena e isolamento, per esempio, sono stati ridotti e si pensa di mantenerli in vigore solo fino alla fine di febbraio così come l'obbligo di telelavoro; le altre misure attualmente dovrebbero invece accompagnarci fino a marzo, varianti permettendo.

 
ludoC
Condividi