Pareri divisi sull'accordo quadro

Sensibilità diverse in seno alle imprese: chi spera in una svolta nelle trattative e chi non teme conseguenze negative - Università preoccupate - Atteso il punto sul parere dei cantoni

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La maggioranza della popolazione svizzera voterebbe a favore dell'accordo quadro che la Confederazione sta negoziando con l'Unione Europea dal 2014. Lo ha attestato un sondaggio dell'istituto gsf.bern condotto per conto di Interpharma, l'associazione che riunisce le industrie farmaceutiche elvetiche impegnate nella ricerca, uno dei settori più interessati al mantenimento di buoni rapporti con Bruxelles e alla definizione di un'intesa istituzionale per definire le regole entro le quali procedere all'aggiornamento dei cinque accordi bilaterali di accesso al mercato esistenti.

 

Il mondo economico non è compatto. In maggioranza spera però che le trattative possano in qualche modo sbloccarsi per evitare ostacoli nei rapporti con l'estero che sorgerebbero se l'UE dovesse considerare la Svizzera uno Stato terzo. Stessa cosa dicasi per gli ambienti accademici che temono di perdere importanti contatti, conoscenze fondamentali e la possibilità di partecipare a progetti di portata internazionale. Le conseguenze per la ricerca in Svizzera sarebbero fatali, sostengono le Università che sono molto preoccupate, come emerge dalle dichiarazioni alla RSI del rettore dell'ateneo di Berna Christian Leumann.

Domani, martedì, dovrebbe essere nota la posizione dei cantoni che avevano tempo fino a oggi, lunedì, per partecipare alla consultazione sulla questione. Il Ticino ha già fatto sapere di essere contrario a ulteriori concessioni a Bruxelles.

Anche in seno al mondo economico vi sono però sensibilità e pareri diversi sull'impatto della questione. Parte degli imprenditori, come spiegato alla RSI dal responsabile di Economiesuisse per la Svizzera italiana Marco Martino, dovranno mettere in conto le conseguenze di un'erosione della situazione attuale poiché gli accordi in vigore o giungeranno a scadenza o si deterioreranno col tempo per mancanza di aggiornamenti. Grossi problemi potrebbero presentarsi a causa dell'accordo sull'energia elettrica, ma un primo impatto concreto lo si vedrà già tra un paio di settimane, quando non sarà più in vigore la direttiva sui materiali medici. Chi produce dispositivi dovrà ottenere una seconda certificazione per esportare nell'Unione Europea. Un'eventualità che non spaventa però chi opera nel settore, come conferma Alberto Siccardi, il fondatore della ticinese Medacta. "Non è né difficile né tortuoso. Non creiamo paure", sottolinea l'imprenditore tra i fondatori di AreaLiberale.

Diem/TG
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