David Baud, capo del reparto di ostetricia del CHUV (keystone)

Partorire in casa fa bene

Una ricerca del CHUV vuole dimostrare come le mura domestiche siano il luogo ideale per una nascita

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Il centro ospedaliero universitario vodese è alla ricerca di una cinquantina di future mamme disposte a dare alla luce il proprio figlio tra le mura domestiche. Un progetto, come ha spiegato David Baud, capo reparto di ostetricia, per confrontare a livello batterico i parti in casa con quelli in ospedale.

Il laboratorio parte dal presupposto che un parto meno medicalizzato avviene in presenza di una vasta gamma di batteri famigliari, introvabili in un ambiente sterile, che potrebbero rinforzare il sistema immunitario e permettere, ad esempio, di evitare le allergie. Secondo uno studio realizzato nei Paesi Bassi, infatti, all'età di sei anni i bambini nati a domicilio presentano meno intolleranze alimentari e meno eczemi cutanei rispetto a quelli nati in una clinica.

Baud ha sottolineato come la ricerca non si occupi abbastanza delle madri e dei neonati, tanto che questo studio è completamente finanziato dal suo laboratorio. Per raccogliere fondi per il settore, il 13 ottobre lo specialista cercherà di fare il giro del lago Lemano a corsa, compiendo un passo per ogni franco ricevuto.

ATS/MarGù

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