Il Faro sull'UDC

TG 20 di martedì 06.12.2022

Christoph Blocher (Keystone)

Per il Governo "non serve un superuomo"

Intervista a tutto campo a Christoph Blocher alla vigilia del rinnovo del Consiglio federale: su Rösti e Vogt il leader democentrista non esprime preferenze

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Giorni fa in un editoriale, ha scritto – la cito – "Un mandato in Consiglio federale non è così stressante, non serve un superuomo, anzi io l'ho trovato per lo più noioso." Perché sottovaluta il ruolo di un consigliere federale?

Tra i giornalisti se ne discute come se si dovesse trovare un superuomo in grado di affrontare sfide enormi. Si indaga per capire se abbia degli obblighi famigliari, dei figli… Invece un consigliere federale ha un normale ruolo dirigenziale, che certo occupa tanto tempo, lega molto, spesso anche inutilmente, ma non è più impegnativo di un qualsiasi altro ruolo dirigenziale in un’azienda. Certo, è un ruolo importante. Bisogna soprattutto saper amministrare, condurre l'Amministrazione federale, risolvere i problemi più importanti. Serve una persona che abbia un talento naturale, molte competenze e realismo nella risoluzione dei problemi; una persona che – se vuole – è in grado di assolvere anche gli obblighi famigliari.

Per l'UDC preferirebbe Rösti o Vogt?

Io non vengo più interpellato. Sono fuori servizio, sono fuori dal gruppo parlamentare. Abbiamo due candidati molto competenti, ognuno con i suoi punti di forza e le sue debolezze. Sapranno condurre qualsiasi Dipartimento, o almeno credo. Ma lo vedremo quando uno dei due sarà eletto.

Che Dipartimento vorrebbe?

Secondo me dovremmo prendere in mano il DATEC (il Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni), che ingloba tutte le questioni energetiche, da intendere però come produzione di energia e non come risparmio di energia. Il risparmio è solo un provvedimento urgente. Per il nostro Paese è fondamentale avere energia a sufficienza e a buon mercato. E questo adesso è in pericolo, perché il DATEC da troppo tempo è in mano al centro o alla sinistra, che non hanno soddisfatto a sufficienza questi requisiti. Hanno pensato di spegnere le centrali nucleari. Hanno detto che servono più energie rinnovabili, il che magari è anche una cosa buona. Tuttavia dobbiamo avere energia a sufficienza. Dunque il Dipartimento dovrebbe passare in mani borghesi in grado di applicare una politica energetica borghese.

Adesso anche i Verdi e i Verdi liberali vogliono un seggio in Consiglio federale, magari tra un anno, lei cosa ne pensa?

Noi siamo per una composizione del Consiglio federale basata sui numeri: due seggi ai tre partiti più grandi e un seggio al più piccolo. Se i Verdi cresceranno tanto da poter rivendicare un seggio, a quel punto se ne potrà discutere. Non è la prima volta che succede. L'UDC in questo ha una lunga esperienza. Ha avuto un solo seggio per molto tempo e non ha ricevuto il secondo nemmeno quando è diventato il partito più grande. Ci dicevano che dovevamo aspettare, che il nostro era un successo momentaneo. Quando io sono entrato in Consiglio federale – purtroppo – ho dovuto “scavarmi” un posto e solo così finalmente abbiamo ottenuto due seggi. Oggi non si lamenta più nessuno.

Signor Blocher non c'è solo il Consiglio federale – per fortuna – ci sono molti altri temi. Per esempio tanti giovani lottano per una Svizzera più ecologica, più inclusiva, più aperta. Non trova che sia una bella cosa?

Meravigliosa! Potrei sottoscriverla. Peccato che non significa nulla. Concretamente, cosa vuol dire "una Svizzera aperta"? Una Svizzera aperta a entrare null'Unione Europea? Allora no, non sono per "una Svizzera aperta". Oppure: aprire la Svizzera a tutti quelli che vogliono entrarci? Tutto il mondo può venire? No, non va bene. Non siamo in grado. Abbiamo già un grande problema con l'immigrazione, anche a causa della politica sull'asilo. Volete una Svizzera più aperta, perché adesso lo è troppo poco? Aperta sì. Noi trattiamo con tutti i Paesi in modo amichevole, ma nel nostro spazio vogliamo decidere noi, altrimenti le cose non andranno bene. Questo ai giovani bisogna spiegarlo, perché per lo più non sanno nulla. Volete entrare in Europa? Siete pronti a non poter decidere più nulla in modo indipendente? Poi però loro rispondono "certo che vogliamo". Visto? Allora non siete per una Svizzera aperta.

Lei invece lotta per la neutralità. C'è anche una nuova iniziativa popolare sul tavolo. In sintesi, lei dice che - a causa delle sanzioni - la Svizzera non è più un paese neutrale (almeno per i russi). Ma non sarebbe peggio se l'Europa - in assenza di sanzioni - vedesse la Svizzera come un'amica della Russia?

Chi è neutrale, non è mai amico di nessuno Stato. Non sta mai né da una parte, né dall'altra. Per questo, durante una crisi, non è nemmeno così tanto amato. Al momento gli ucraini ci vogliono bene, perché abbiamo applicato delle sanzioni contro la nemica Russia. Però, se non lo avessimo fatto, nemmeno i russi ci odierebbero. In passato, quando gli altri introducevano delle sanzioni, noi facevamo sempre in modo di non adeguarci, ma ci limitavamo a non espandere il commercio. Anche in questo modo i russi sarebbero stati scontenti, ma lo sarebbero stati anche gli ucraini. Abbiamo 200 anni di esperienza con questo tipo di neutralità svizzera. Pensi alla Seconda guerra mondiale. Io sono cresciuto sul confine tra la Svizzera e la Germania, a Laufen am Rheinfall. I tedeschi erano pericolosi e infatti non li amavamo, anzi, li odiavamo. Li odiavamo. Non era bello da parte nostra, ma li odiavamo. Però siamo rimasti neutrali. Abbiamo deciso che dovevamo restare neutrali e così abbiamo fatto. Il problema dei tedeschi era soprattutto Hitler. E poi ci trattavano molto male. Ci ritenevano nemici e non so cos'altro. Ma nemmeno americani e russi ci amavano, perché non stavamo nemmeno dalla loro parte. Fu l'inglese Churchill - che dobbiamo ringraziare per la pace in Europa - a dire "Loro sono neutrali e difendono il diritto ad avere la loro democrazia diretta". E adesso tutto ciò lo abbiamo rovinato e siamo parti in conflitto. Siamo contro la Russia e non possiamo più fare ciò che potevamo fare prima, ovvero negoziare, mediare, fare in modo che la guerra finisca, perché non veniamo più riconosciuti come paese imparziale. Peccato.

Insomma, lei non vuole sanzioni per gli Stati aggressori, lei difende le energie fossili, lei dice "Grazie a Dio è un inverno caldo" (anche se ha a che vedere con il riscaldamento climatico)… non sono idee un po' antiquate?

Non può prendere qualche mia frase qua e là. Io non sono, a priori, solo per le energie fossili. Noi siamo per tutte le energie, se sono sicure, sufficienti e a buon mercato. Al momento non possiamo rinunciare alle energie fossili, perché non abbiamo altro. E senza energia non possiamo vivere. Chi dice che per leggere si può accendere una candela, non ha capito il problema. Dovrebbe andare a guardare nelle aziende. I posti di lavoro dipendono dalla quantità di energia a disposizione. Negli ultimi anni nell'industria sono state sostituite le energie fossili - in primo luogo l'olio combustibile - con l'elettricità, ma adesso si dice che non ce n'è abbastanza. È molto semplice. Al Dipartimento federale dell'energia deve arrivare qualcuno che metta tutte le fonti di energia sullo stesso piano (rinnovabili, fossili, atomica, gas, olio combustibile e via dicendo) e ci dica quali sono i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna, spiegandoci anche come risolvere il problema attuale. Le rinnovabili sono molto importanti e lo saranno ancora di più in futuro. Ma dell'olio combustibile abbiamo ancora bisogno. E non è nemmeno così grave. Lei parla del riscaldamento climatico, ma se facessimo sparire - in tutta la Svizzera - tutto ciò che emette CO2, tutti gli animali, tutte le piante, tutti gli uomini, tutte le macchine, tutte le auto, tutti gli aerei… be' il clima mondiale non se ne accorgerebbe e non migliorerebbe.

Signor Blocher, siamo in chiusura, molto brevemente cosa pensa dell'UDC attuale? È soddisfatto?

Sono molto soddisfatto dell'UDC. Sono sorpreso da come lavora bene e da come si profila sui temi più importanti. Purtroppo non riesce a imporsi su tutto. Ha sollevato la questione energetica ben prima della guerra in Ucraina, in gennaio, chiedendo un generale per l'energia, che preparasse un piano d'azione. L'UDC rimane ancorata alla Svizzera. È per una Svizzera aperta… ma contro l'ingresso nell'Unione Europea.

I toni non sono un po' troppo duri?

No, no. Non sono così duri come una volta. Non serve neanche. Una volta era un partito piccolo, che doveva crescere, argomentare in modo deciso. Ma non lo fa più. Ha anche un ottimo presidente, un ticinese, Marco Chiesa. Nella Svizzera tedesca non si espone così spesso, come fa in Ticino o in Romandia, perché la lingua lo ostacola un po', ma lui non vuole diventare re, lui vuole che le persone e il partito siano al punto giusto. E questo è un bene. Non fa tutto da solo, perché non ha bisogno di profilarsi. Lui fa in modo che il partito vada bene e questa è un'ottima qualità.

Angelo D'Andrea/TG
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