La LPP21 mira ad assicurare una pensione dignitosa ai più, compresi molti lavoratori (soprattutto donne) che ancora possono beneficiare solo dell'AVS (KEYSTONE)

Prende corpo la riforma della cassa pensioni

Il Consiglio degli Stati ha a sua volta approvato la riduzione del tasso di conversione al 6% - Fanno discutere l'abbassamento delle soglie d'entrata e le compensazioni

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Il Consiglio degli Stati ha iniziato a esaminare il corposo dossier della riforma del secondo pilastro gettando le fondamenta di quello che sarà il futuro regime delle casse pensioni in difficoltà a causa della riduzione dei rendimenti e dell'allungamento della vita. Tra le decisioni già prese figura la riduzione del tasso di conversione ordinario dal 6,8% al 6% (in caso di prepensionamento è inferiore) e l'abbassamento della soglia d'entrata nel sistema allo scopo di assicurare anche i bassi salari. Due temi sui quali entrambe le Camere sono d'accordo. Le discussioni, interrotte a inizio pomeriggio per le audizioni dei candidati ai due seggi in Consiglio federale, riprenderanno un altro giorno.

La riduzione dell'aliquota di conversione (la percentuale del capitale accumulato che serve a calcolare la pensione annua e, di conseguenza, la rendita mensile) è stata approvata da entrambe i rami del Parlamento senza grosse obiezioni. L'elemento centrale della riforma può quindi essere dato per acquisito.

Più salario assicurato e più persone assoggettate

Per scongiurare una eccessiva diminuzione delle rendite - il passaggio dal 6,8% al 6% le ridurrebbe di circa il 12% - il progetto prevede alcune misure per aumentare l'avere di vecchiaia disponibile al momento del pensionamento tramite il prelievo di maggiori contributi che, di conseguenza, aumenteranno il capitale LPP risparmiato. Tra queste figurano l'abbassamento della soglia d'entrata nel sistema tanto per il salario quanto per l'età, ma pure la riduzione della cosiddetta deduzione di coordinamento (la parte del salario non assicurato). Il principio sembra assodato, ma su questi aspetti non è ancora stata raggiunta un'intesa tra le due Camere.

Il Consiglio degli Stati si è detto d'accordo nel portare il salario minimo a 17'208 franchi (attualmente è di 21'510, pari ai 3/4 di una rendita AVS massima). In tal modo sarebbero assicurati in una cassa pensione 140'000 lavoratori supplementari con salari modesti, principalmente donne. Il Nazionale vorrebbe diminuire tale soglia in modo più marcato (a 12'548 franchi) e assicurare così 320'000 lavoratori a basso reddito.

La deduzione di coordinamento attualmente fissata a 25'095 franchi (i 7/8 della rendita massima AVS) sarà ridotta. Il Consiglio federale e Nazionale propongono di dimezzarla (12'443). Gli Stati hanno invece deciso (34 voti a 10) che questa corrisponderà al 15% della parte di salario compresa tra 0 e 85'320 franchi (in tutte le varianti la parte di salario che supera tale importo non è assicurabile). La maggioranza della Camera alta ha seguito le argomentazioni del relatore commissionale Erich Ettlin (Centro/OW) secondo il quale il sistema permetterà di meglio assicurare i bassi salari e chi ha più di un impiego. Per i contrari la versione proposta è invece troppo costosa per salariati e datori di lavoro (si procederebbe a prelevamenti su una quota maggiore del salario).

Il progetto LPP21 prevede poi una modifica delle aliquote per gli accrediti di vecchiaia prelevati sul salario, con il passaggio a due sole categorie d'età per i prelievi (9% dai 25 ai 44 anni e 14% oltre i 45 anni) dalle attuali 4 con accrediti dal 7% e al 18%. Contrariamente alla Camera del popolo, il Consiglio degli Stati non hanno invece voluto modificare l'età a partire dalla quale si inizia a versare gli accrediti per la vecchiaia (quelli per invalidità e decesso scattano dai 17 anni). Età che il Nazionale vorrebbe portare da 25 a 20 anni.

Compensazioni per la generazione transitoria

I "senatori" non hanno avuto il tempo di votare le compensazioni per la generazione transitoria che sono il vero pomo della discordia della riforma. Sanno affrontate nei prossimi giorni. Il Consiglio federale, che si è basato sul compromesso raggiunto tra i sindacati e l'Unione svizzera degli imprenditori (USI), propone un supplemento di rendita (tra i 100 e i 200 franchi al mese) per chi andrà in pensione nei 15 anni successivi all'entrata in vigore della riforma. Il lasso temporale non fa discutere. Ma non c'è accordo sui dettagli del metodo di finanziamento.

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Diem/ATS
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