La neutralità svizzera richiede un esame della situazione volta per volta, non è predefinita.
La neutralità svizzera richiede un esame della situazione volta per volta, non è predefinita. (archivio Keystone)

Riprendere sanzioni "non è una novità"

Così lo storico Sacha Zala che ha consultato documenti inediti riguardanti gli anni della Guerra fredda e la neutralità elvetica

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La ripresa di sanzioni internazionali da parte della Svizzera "non è una novità". Lo sostiene lo storico Sacha Zala, direttore del centro di ricerca Dodis, che si occupa di documenti diplomatici svizzeri. “Già nel 1990 la Confederazione aveva ripreso le sanzioni delle Nazioni Unite, quando non ne era ancora membro. Nel 1991 la Svizzera attuerà le sanzioni della Comunità europea verso la Jugoslavia”, specifica Zala.

Gli interrogativi sulla compatibilità tra sanzioni e neutralità emergono però anche da documenti più vecchi. Come quelli pubblicati oggi dallo stesso centro Dodis dedicati al biennio 1976-1978. In piena guerra fredda dunque. Allora la Svizzera era stata un attore di primo piano nell’avvicinamento tra i due blocchi.

“Tra i documenti pubblicati oggi, ce n’è uno del 1977 in cui ci si chiede se un’eventuale adesione all’Onu imponga alla Svizzera di cambiare la sua attitudine nei confronti delle sanzioni verso le Africa del Sud - rileva Zala - La risposta è interessante. Nel documento si dice che, dal punto del diritto non ci sarebbero problemi, mentre dal punto di vista della politica della neutralità, sarà necessario vedere di volta in volta cosa succede”. Secondo Zala la distinzione tra neutralità giuridica e politica comunque è, di fatto, “un’invenzione tutta svizzera”.

L'intervista a Sacha Zala nell'edizione passata a SEIDISERA.

 
LB/redMM
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