Test PCR verificati in un laboratorio a Zurigo
Test PCR verificati in un laboratorio a Zurigo (Archivio Keystone)

Test PCR: la tecnologia era vecchia

I laboratori non furono consultati a marzo 2020 e si comprarono così 1 milione di tamponi non idonei

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Il milione di test PCR comprati dalla Confederazione è risultato inutilizzabile, poiché si è mal adattato alle disponibilità tecnologiche dei laboratori svizzeri. È la conclusione dell’indagine condotta da RTS.

Ben il 75% di questi test dovrà essere buttato poiché scaduto. Lo aveva annunciato domenica la NZZ am Sonntag, quantificando lo spreco a 740'000 unità. Il lotto totale era stato comprato per 17 milioni di franchi.

 

Primordiale il fattore rapidità

Durante la prima ondata bisognava agire in fretta e le valutazioni non sono state corrette. Il tipo di test scelto all’epoca (fornito dall’azienda americana Thermo Fischer) non era adatto ai laboratori svizzeri. L’Ufficio federale della sanità pubblica, riporta la RTS, rifiuta di parlare di errore e insiste sulla necessità di agire in tempi utili quando, in tutto il mondo, si stava concretizzando un corsa per procurarsi questo tipo materiale.

I laboratori non furono consultati

Difficile sapere l’evoluzione del mercato riguardo ai test, ma per quanto riguarda la tecnologia c’è stata una mancanza nella verifica. “È un peccato che non ci abbiamo consultati prima”, commenta alla RTS Gilbert Greub, direttore del laboratorio vodese del CHUV. “Le nostre conoscenze nei laboratori di diagnosi sono diverse da quelle dei ricercatori o delle persone che lavorano nell’ambito dell’epidemiologia”.

All’inizio della pandemia, la tecnologia ha fatto un passo avanti. Macchinari per centralizzare e automatizzare le analisi dei test PCR si sono sviluppate in breve tempo: il laboratorio vodese ha potuto averli già a fine marzo dall'azienda Roche.

Ma i tamponi scelti dalla Confederazione hanno mancato questo balzo e sono rimasti ancorati ad una tecnologia più lenta e incompatibile con i nuovi macchinari.

RTS/L.D.
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