Dissimulazione del viso, accordo quadro e legge CO2 le principali gioie per il presidente (keystone)

Un anno di Marco Chiesa

Dodici mesi fa la successione ad Albert Rösti alla guida dell’UDC, oggi il primo bilancio: “Un anno straordinario e di soddisfazioni, ora tutti sanno chi sono”

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

È da quasi un anno oramai che Marco Chiesa è alla guida dell'UDC. Dopo una ricerca travagliata, un po' a sorpresa era stato il consigliere agli Stati ticinese e prendere le redini del maggiore partito svizzero dopo la partenza di Albert Rösti, dovuta anche al risultato deludente alle elezioni federali del 2019. Alan Crameri, per il Radiogiornale, l'ha intervistato sui suoi primi dodici mesi di presidenza.

Un anno fa il Tages Anzeiger scriveva “Marco wer? – Marco chi?”… Quanto le hanno dato fastidio commenti del genere, che alludevano al fatto che lei era un outsider?

“Penso che come presidente dell’UDC, il primo partito in Svizzera, devi mettere in conto determinati attacchi, anche personali. Detto questo ‘Marco chi?’ si è trasformato nell’UDC che è oggi un partito che ha vissuto un anno straordinario pieno di soddisfazioni, partendo dall’iniziativa sulla dissimulazione del viso, passando per l’accordo istituzionale e finendo con la legge sul CO2, che ci ha visto raccogliere il favore della maggioranza della popolazione come unico partito contrario. Quindi ora forse ora lo sanno anche loro chi sono.”

In effetti le vittorie alle urne che ha citato hanno un po’ nascosto la sconfitta iniziale della usa carriera da presidente sulla libera circolazione. Quanto è merito suo e quanto invece delle circostanze?

“Io credo che un partito vince sempre come squadra, non possiamo ad esempio appoggiarci su Christoph Blocher anche in un prossimo futuro, ma dobbiamo creare delle personalità all’interno del nostro partito e queste stanno emergendo in diversi cantoni. È grazie a loro che abbiamo portato avanti, in maniera motivata e competente, delle battaglie che sentivamo nel cuore. Dobbiamo presentare persone nuove ed effettuare un cambio intergenerazionale e dobbiamo far sì di essere pronti con persone e personalità per le elezioni del 2023.”

Ha messo in evidenza il ruolo della squadra: è lei il vero presidente dell’UDC oppure c’è dietro una personalità più forte, come Magdalena Martullo-Blocher o Thomas Matter, che è quella che davvero comanda?

“Credo che oggettivamente non se ne uscirà mai da questa storia (ride, ndr)… All’interno del mio partito io sono il presidente, sono stato eletto per fare il presidente e ho sempre detto che il mio ruolo è quello di costruire dei ponti all’interno della direzione del partito. Abbiamo tante sensibilità e il mio ruolo è quello di salvaguardare e decidere una linea comune del partito e portarla avanti con le persone migliori che possono essere messe in campo in quel momento.”

Guardando alle elezioni del 2023 e alle tappe intermedie con le cantonali, quali sono i suoi obbiettivi precisi?

“Il mio obbiettivo è quello di far sì che in ogni cantone ci siano delle personalità pronte a portare avanti la linea dell’UDC e pronti a far crescere il nostro partito.”

Ascolta l'intervista integrale nell'audio in testa all'articolo.

RG-Crameri/Red. MM
Condividi