SVIZZERA

Affitti in rialzo: la crisi degli alloggi accende il confronto politico

Secondo un indice di Homegate e ZKB, a febbraio 2026 le pigioni sono salitee dello 0,4%. A Modem si è discusso del modello immobiliare elvetico

  • 2 ore fa
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Alloggi sempre più difficili da trovare
30:21

Alloggi sempre in penuria

Modem 12.03.2026, 08:30

  • archivio keystone
Di: Giulio Rezzonico  

In Svizzera cercare casa in affitto continua a costare di più. Secondo l’indice congiunto fra il portale Homegate e ZKB (la banca cantonale di Zurigo), nel mese di febbraio 2026 le pigioni degli appartamenti nuovi o nuovamente affittati sono salite dello 0,4% rispetto al mese precedente, con un aumento del 2,4% su base annua. Il dato conferma la tendenza già emersa a inizio anno e fotografa una situazione piuttosto definita: tutti i Cantoni mostrano aumenti. Il Ticino registra un +1,5% annuo e un +0,3% mensile, mentre nei Grigioni l’aumento su dodici mesi arriva al +4,5%, pur con una flessione mensile dell’1,8%. A colpire è soprattutto Zurigo, primo cantone a superare quota 150 nell’indice, segnale che da gennaio 2009 le pigioni pubblicizzate sono cresciute di oltre il 50%.

Le città sotto pressione

L’aumento non si distribuisce ovunque con la stessa intensità e nelle città la pressione resta più evidente. Tra gli otto centri osservati, Lugano segna un calo mensile dell’1,2%, ma su base annua riamane comunque un aumento del 4,7%; il secondo incremento più marcato dopo Lucerna (+7,4%). Seguono San Gallo, Zurigo, Losanna , Basilea, Berna e Ginevra.

Sullo sfondo c’è un mercato che, come ha ricordato il Consigliere federale Guy Parmelin, vede una penuria di alloggi “già molto marcata nelle grandi città così come nei comuni turistici” e destinata a non cambiare “tanto presto”. Secondo Parmelin, la costruzione resta in ritardo rispetto alla domanda, che continua a essere forte.

La critica al modello immobiliare

Ai microfoni di Modem, Carlo Sommaruga ha definito la situazione “un dramma personale e anche un dramma sociale”. Per il consigliere agli Stati del PS e presidente dell’Associazione svizzera degli inquilini, il problema non è solo la scarsità di appartamenti, ma il fatto che il mercato si sia trasformato: “Prima si produceva per alloggiare e adesso si produce per poter utilizzare il capitale immobiliare”. Secondo Sommaruga, la logica del rendimento ha preso il sopravvento su quella del bisogno abitativo, mentre la politica federale avrebbe fatto troppo poco per proteggere gli inquilini. Da qui la difesa di strumenti come il controllo delle pigioni, il rafforzamento delle cooperative e il diritto di prelazione per i Comuni, così da sottrarre almeno una parte del terreno alla speculazione.

Le letture opposte della crisi

Diversa invece la lettura di Paolo Pamini: il consigliere nazionale UDC ha richiamato la logica della domanda e dell’offerta, sostenendo che il motore principale della pressione sugli affitti sia la crescita della popolazione e, in particolare, l’immigrazione. Se l’offerta non riesce a stare al passo, ha osservato, l’effetto inevitabile è l’aumento dei prezzi e la scarsità di alloggi disponibili. Donato Scognamiglio, ex direttore del centro di consulenza immobiliare IAZI e gran consigliere a Zurigo, ha invece invitato a non ridurre tutto a un solo fattore. La crisi, ha evidenziato, nasce dall’intreccio di più elementi: sviluppo economico, tempi lunghi delle costruzioni, opposizioni locali, trasformazioni sociali e un modo di abitare cambiato profondamente. “Gli appartamenti non sono scarpe”, ha detto, specificando che l’offerta non può aumentare rapidamente come in altri mercati.

La diagnosi, indipendentemente dalla visione personale, è comunque condivisa: la crisi degli alloggi esiste e sta peggiorando. D’altro canto, più complesso è individuare soluzioni comuni. Il dibattito resta aperto, ma una cosa appare chiara: il mercato si muove rapidamente e per chi oggi è in cerca di casa la percezione è che l’emergenza stia assumendo un carattere sempre più strutturale.

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