La normativa è stata respinta di stretta misura a livello popolare, ma con un
La normativa è stata respinta di stretta misura a livello popolare, ma con un "no" a valanga da parte dei cantoni (tipress)

Un "no" che scotta

Un primo tentativo d'analisi sui fattori che hanno determinato la bocciatura della legge federale sul CO2

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Di queste votazioni federali è senz'altro la bocciatura della legge sul CO2 il dato più saliente in assoluto: il primo, grande "naufragio" di questa legislatura, volendo riprendere il commento a caldo di un politologo autorevole come Claude Longchamp.

Intendiamoci: l'aria che tirava, in queste ultime settimane, non appariva certo favorevole all'approvazione della legge. Gli ultimi sondaggi avevano in effetti mostrato un sensibile calo delle opinioni a sostegno. Inoltre anche il dibattito politico, nell'ultimo scorcio della campagna per il voto, aveva messo in maggiore evidenza l'attivismo e le argomentazioni dei contrari. Ci si poteva quindi aspettare un testa a testa e, fino all'ultimo, tale è stato. Sul piano popolare, la legge è stata alla fine respinta davvero di stretta misura. Ma dai cantoni, Ticino e Grigioni compresi, è invece arrivato un "no" a valanga. Un altro elemento, questo, che si presta a più riflessioni.

La legge sarebbe stata ugualmente bocciata, se si fosse votato prima della pandemia? L'interrogativo è ora fra i più ricorrenti. Certamente gli argomenti legati ai costi hanno trovato un terreno fertile in una popolazione duramente provata dalla crisi. L'impressione, inoltre, è che proprio su questo terreno i sostenitori della legge non si siano esposti più di quel tanto nel confronto con gli avversari. Un errore destinato a lasciare il segno.

Legge sul CO2 respinta

Legge sul CO2 respinta

TG di domenica 13.06.2021

 

Il fronte dei contrari, inoltre, si è battuto contro la legge sostenendo anche l'idea di ripercussioni negative soprattutto per coloro che vivono nelle regioni periferiche, rurali e di montagna. Un'altra argomentazione che sembra davvero aver fatto breccia, se si considera il "no" emerso in ben 21 cantoni, che in larga misura sono rappresentativi di queste realtà. E a schierarsi a favore sono stati praticamente solo quei cantoni, come Zurigo, Ginevra e Basilea-Città, dove si localizzano i maggiori agglomerati del Paese.

Fra errori dei sostenitori, e punti messi a segno dagli avversari, la normativa è stata così affossata. E ora? La Svizzera è comunque chiamata a dar seguito ai suoi impegni internazionali in materia di clima. Una nuova legge sulle emissioni è quindi necessaria, ma tutto lascia presagire che la sua elaborazione risulterà assai impegnativa. Le incognite di certo non mancano. Sarà davvero praticabile, ad esempio, un approccio più incentrato sul sostegno all'innovazione, alle nuove tecnologie, e meno su tasse volte a incoraggiare comportamenti virtuosi? E in che misura questa impostazione potrà comunque risultare efficace per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra?

Su questi e altri interrogativi il dibattito è già aperto. Ma in ogni caso, per evitare una nuova sconfessione alle urne, si imporrà una precisa consapevolezza: i temi ambientali, per quanto la loro urgenza sia ormai percepita e condivisa, perdono inevitabilmente presa quando le decisioni concrete si ripercuotono sulle tasche della popolazione. Specie in periodi delicati e di crisi, come quello che ancora stiamo attraversando.

Alex Ricordi

*Responsabile cronaca nazionale di RSI News

Condividi