I temi dell’agricoltura, della protezione dell’ambiente e della salute restano di attualità. Se l’impiego di prodotti fitosanitari (erbicidi, insetticidi o fungicidi) è considerato necessario dagli agricoltori per proteggere i raccolti, questi prodotti possono nascondere dei rischi. In Svizzera la revisione dell’ordinanza su questi prodotti semplifica le procedure di omologazione e le armonizza con l’Unione Europea, ma questo non vuol dire che la qualità dei controlli sia peggiorata.
“I cambiamenti climatici stanno incidendo moltissimo - spiega ai microfoni di SEIDISERA della RSI Nicolas Schenk, dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria (USAV) -. Oggi abbiamo ad esempio a che fare con sempre più insetti che anni fa da noi non c’erano e per questo siamo obbligati a omologare nuovi prodotti fitosanitari in forma urgente”.
Una corsa che si vuole vincere anche con la revisione dell’ordinanza sui prodotti fitosanitari, che è entrata in vigore alla fine dell’anno scorso e che permette l’accesso più rapido, massimo un anno, a prodotti aggiornati grazie a uno snellimento delle procedure, con un’armonizzazione a quelle europee.
“Sì, questa nuova procedura dovrebbe permetterci di evadere più rapidamente le domande di omologazione, aggiunge Nicolas Schenk, perché parte del lavoro è già fatto dai nostri omologhi all’estero. Un lavoro con le stesse basi legali applicate in Svizzera. Così facendo si evitano doppioni e si creano sinergie che permettono di accelerare l’omologazione di questi prodotti. Qualora ci fossero delle differenze legali, come nel caso della protezione delle acque e dell’ambiente, procediamo a ulteriori verifiche in base alle leggi svizzere”.
Procedure di omologazione che nella Confederazione coinvolgono tre uffici federali: sicurezza alimentare veterinaria, ambiente e agricoltura, più la segreteria di Stato dell’economia. Perché la produzione agricola va ben oltre il suo stretto ambito, ma riguarda anche ambiente, economia e salute. Basti pensare all’acqua potabile.
Ma misure semplificate non equivalgono ad “abbassare la guardia” dice ancora Nicolas Schenk. Non si tratta di una diminuzione della protezione dei consumatori o dell’ambiente.
Consumatori, produttori, ma anche mondo politico, a suon di interventi parlamentari, sono attivamente coinvolti in questa revisione, che rientra nel protocollo della sicurezza alimentare fra Svizzera e Unione Europea, senza però riprendere ciecamente quanto deciso a Bruxelles ma adattandolo alle esigenze di produzione, consumo e protezione ambientale richiesti nella Confederazione.








