Svizzera

Crans-Montana, come parlarne ai bambini

A Prima Ora l’esperienza in classe a Cureglia e la riflessione dello psicoterapeuta Alberto Pellai: “L’errore più frequente è pensare di proteggerli stando in silenzio”

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  • 27 minuti fa
Eventi come quello di Crans-Montana sono difficili da “tenere fuori” dall’infanzia
09:43

Bambini e tragedie

Prima Ora 15.01.2026, 18:00

  • Keystone
Di: Prima Ora/gf 

Come affrontare con i bambini un evento drammatico come la tragedia di Crans-Montana? Il tema è stato discusso nella trasmissione Prima Ora, con l’esperienza diretta di una docente e le indicazioni di uno specialista dell’età evolutiva.

Alla scuola elementare di Cureglia, l’insegnante Erica Ciceri racconta di aver scelto un approccio essenziale, lasciando spazio agli allievi: “Non abbiamo fatto grandi cose: tanti bambini avevano bisogno di parlarne, di esprimere e raccontare”, ci dice. La classe ha partecipato anche al minuto di silenzio durante la giornata di lutto nazionale: “Abbiamo spiegato loro il senso di questo momento, che si fa quando succede qualcosa di molto brutto. E che in quel minuto si mandano pensieri positivi alle famiglie delle vittime”.

Ciceri è rimasta colpita da quanto i bambini fossero informati e toccati: “Sapevano tantissime cose e sono stati particolarmente colpiti dal numero dei morti”. Durante il confronto sono emerse paure concrete e alcuni hanno chiesto se un evento simile sarebbe potuto accadere anche a loro. In questi casi, sottolinea la docente, è fondamentale accogliere le emozioni: “È importante offrire uno spazio d’ascolto, far capire loro che non sono i soli a sentirsi in quel modo e restituire le paure rielaborate e ridimensionate”, così che non restino in sospeso.

Per lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai, eventi come quello di Crans-Montana sono difficili da “tenere fuori” dall’infanzia. In genere, spiega, i bambini sotto gli 8-9 anni vengono protetti dalle notizie più dolorose, ma in questo caso non è stato possibile: la tragedia, per portata e vicinanza, era destinata a diffondersi ovunque.

Da qui l’avvertimento su un errore frequente: “Pensare di proteggere i bambini stando in silenzio. In realtà hanno assorbito tutto e hanno bisogno che quella cosa possa essere tirata fuori”. Quanto alle parole da usare, Pellai invita a partire da ciò che portano loro stessi: “Le parole giuste sono quelle che i bambini ci raccontano quando apriamo un canale di comunicazione”. L’adulto, dice, deve essere presente e stabile: “Ci si può far vedere tristi, ma non frantumati”. L’obiettivo, anche davanti a una “tempesta” è attraversarla insieme, senza lasciare i più piccoli soli con i loro timori.

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