Il TPF avrebbe dovuto ospitare il dibattimento (keystone)

Un processo a ostacoli

Il primo procedimento per crimini di guerra in Svizzera, che doveva svolgersi a Bellinzona, rinviato di nuovo

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Il primo processo per crimini di guerra in Svizzera che avrebbe dovuto svolgersi al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona con, alla sbarra, un liberiano è stato di nuovo rinviato, dalla seconda metà di agosto a data da stabilirsi.  Il TPF ha reso noto la decisione giovedì mattina. Il dibattimento era già stato rinviato una prima volta nell’aprile scorso e sembra che prima dell’autunno-inverno non ci sia possibilità di svolgere il processo.

Diversi i motivi che hanno costretto i giudici al nuovo rinvio: prima la pandemia di coronavirus con l’impossibilità di far giungere in Svizzera 14 cittadini liberiani come testimoni o accusatori privati. Per ovviare al problema Covid-19, il TPF, visto che la Svizzera non ha una sua rappresentanza in Liberia, ha cercato di organizzare delle videoconferenze per testimoni e accusatori. Senza successo in quanto non sono stati trovati gli spazi adatti anche se contatti sono ancora in corso anche con le Nazioni Unite. A complicare la situazione anche il fatto che il mese d’agosto, in Liberia è quello delle piogge e difficilmente le 14 persone convocate a Bellinzona avrebbero potuto spostarsi.

Il contesto del processo è quello della prima guerra civile in Liberia (1989-1996) e l'imputato è Alieu Kosiah, ex comandante della Movimento di liberazione unito per la democrazia, che combatteva contro il Fronte patriottico nazionale guidato da Charles Taylor, destinato a diventare presidente. Kosiah è stato arrestato nel 2014 a Berna perché si era nel frattempo trasferito proprio in Svizzera.

ATS/RG/Swing
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