L'Austria ha annunciato che non si affiderà più all'Unione europea (tipress)

Vaccini, tra flessibilità e sicurezza

Ci si interroga da più parti sull'opportunità di somministrare un'unica dose. Il prof. Ceschi: "Tema dinamico, il dibattito è aperto"

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

L'Austria in futuro non farà più affidamento sull'Unione Europea: il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del suo viaggio in Israele, ha annunciato un cambio di rotta per quanto riguarda i vaccini anti-Covid. Insieme alla Danimarca e Israele nei prossimi anni produrrà vaccini di nuova generazione per ulteriori mutazioni del coronavirus. Il cancelliere ha affermato che l'approccio tramite l'UE "è stato fondamentalmente corretto, ma l'EMA (Agenzia europea per i medicinali, ndr.) è troppo lenta con le approvazioni dei vaccini e ci sono rallentamenti nelle consegne da parte delle aziende farmaceutiche".

Sul tema dell’autorizzazione dei vaccini e dei protocolli, abbiamo intervistato il professor Alessandro Ceschi, direttore dell'Istituto di scienze farmacologiche della Svizzera italiana affiliato all'Ente Ospedaliero Cantonale ticinese e membro della task force nazionale sulla sicurezza dei vaccini antiCovid:

I dati che arrivano dalla Gran Bretagna indicano che la scelta di somministrare a tutti una singola dose invece di stoccare una parte dei vaccini per la seconda dose sembra efficace. Eppure, l’EMA continua a sconsigliare questa prassi: qual è la posizione svizzera in materia?

“La posizione svizzera per ora è simile a quella dell’EMA: aderire ai dati relativi agli studi che hanno portato all’omologazione dei vaccini, che prevedono la somministrazione intervallata di due dosi. Si tratta però di un tema dinamico e aperto a livello di comunità medico-scientifica, i dati emergono progressivamente e la valutazione è molto complessa, bisogna tener conto di diversi fattori”.

Al di là dei protocolli, si assiste a una sorta di sperimentazione in diretta. Di fronte ai risultati britannici così positivi non si potrebbe essere meno rigidi?

“Non è questione di rigidità: per ora si è voluto, per maggior sicurezza, aderire ai dati a disposizione. I dati nuovi stanno però emergendo. In certi contesti, come in pazienti che hanno già sviluppato il Covid, potrebbe essere sensato somministrare un’unica dose, se la persona è già entrata in contatto con il virus, perché dati molto recenti mostrano come queste persone tenderebbero a sviluppare una risposta immunitaria efficace già dopo un’unica dose. Non si sa però quanto potrebbe durare questa risposta immunitaria, per questo si è prudenti in questa fase a fare qualsiasi modifica agli schemi di somministrazione convalidati dagli studi clinici”.

Il prof. Alessandro Ceschi
Il prof. Alessandro Ceschi (tipress)

 

L’EMA è stata criticata per la sua lentezza. Critiche che potrebbero essere mosse anche a Swissmedic…

“Si può sempre dire che si è troppo lenti, ma si vuole giustamente avere un altissimo grado di sicurezza, non si vuole fare nessuno sconto a una valutazione rigorosa: è una situazione complessa in cui bisogna bilanciare la rapidità con la rigorosità della valutazione. Sarebbe però auspicabile a livello internazionale una maggiore armonizzazione delle valutazioni da parte delle autorità regolatorie. Si potrebbe immaginare di avere un’unica autorità regolatoria a livello internazionale che prende le decisioni di omologazione per tutti ma questo è illusorio  e l’unica via è quella di aumentare le collaborazioni e avere una valutazione più rapida e uniforme possibile”

 
Radiogiornale/ludoC
Condividi