Palazzo federale e il Parlamento europeo (keystone)

Voglia di uscire dallo stallo

Strasburgo: alcuni parlamentari svizzeri e UE firmano una dichiarazione d'intenti sul miliardo di coesione e l'equivalenza borsistica

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Una dichiarazione congiunta per uscire dall’impasse che minaccia le relazioni tra Berna e Bruxelles: l’hanno firmata ieri sera, mercoledì, a Strasburgo alcuni parlamentari svizzeri ed europei, a margine di una riunione tra le delegazioni delle Camere federali e del Parlamento europeo. Non tutti, però, sono d’accordo.

Da una parte la richiesta che le Camere federali prendano una decisione positiva sul miliardo di coesione senza tergiversare, e dall’altra l’appello affinché la Commissione europea – fresca di fiducia ottenuta dall'Europarlamento  – torni sulla decisione di non rinnovare l’equivalenza borsistica per la svizzera. È questo in sintesi il messaggio della dichiarazione, firmata tra gli altri dalla consigliera nazionale uscente Kathy Riklin, che alla RSI spiega: “Bisogna sbloccare questa situazione tra Berna e Bruxelles, che negli ultimi mesi si sono infastidite a vicenda. In fondo gli accordi bilaterali servono a entrambi”.

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L’iniziativa, tuttavia, non fa l’unanimità. Dal lato elvetico, il documento per esempio non è stato firmato da Thomas Aeschi (ZG), che lo ha twittato definendolo “un disperato tentativo di salvare l’accordo istituzionale insieme ai tedeschi”. Il parlamentare zughese, capogruppo UDC al Nazionale, ha quindi ribadito il suo “no” a quello che definisce un accordo di sottomissione.

 

La questione del contributo finanziario svizzero  alla coesione regionale europea, sarà affrontato dal Parlamento il prossimo 3 dicembre.

RG-TM/ludoC
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