Apprensione per le ospedalizzazioni

TG 20 di giovedì 22.10.2020

Zurigo: "Cure intense già piene"

Cresce l''apprensione per la disponibilità di posti letto anche in altri cantoni. Stop alle operazioni non urgenti anche in Vallese

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Continua a crescere il numero delle persone contagiate dal coronavirus e con esse le ospedalizzazioni. Così, di conseguenza, aumenta l'apprensione per la disponibilità di posti letto anche in terapia intensiva. Intanto, dopo l'ente ospedaliero neocastellano e l'ospedale universitario di Ginevra, anche il Vallese - il cantone con la più forte incidenza di casi in assoluto - ha deciso di sospendere le operazioni non urgenti.

 

La questione delle ospedalizzazioni resta dunque cruciale. A Zurigo si contano ormai quasi mille nuovi contagi al giorno e all'ospedale universitario tutti i 64 posti di terapia intensiva sono pieni, il personale sufficiente, ma se dovessero arrivare anche solo 4 o 5 pazienti Covid in più, sarebbe un problema. Gli scenari ipotizzabili a questo punto sono due. "Uno è quello che per gli altri pazienti che necessitano delle cure intensive non ci sarebbe un posto a disposizione. Oppure potremmo aumentare il numero di letti nel reparto intensivo, ma con lo stesso personale, il che significherebbe una minore qualità delle cure. E' una situazione che ci preoccupa", spiega Peter Steiger, capo reparto cure intensive dell'Unispital di Zurigo.

 

Il rompicapo del personale accomuna tutta la Svizzera. In primavera si era rinunciato a tutti gli interventi non necessari, generando così un surplus di personale a disposizione dei pazienti covid. Ora non è così, o non ancora. E la situazione preoccupa anche il direttore medico dell'ospedale cittadino Triemli, Andreas Zollinger: "Dovremmo prendere personale da altri reparti, così come anestesisti e medici, perchè non sono molti gli specialisti di cure intensive che hanno esperienza in questo ramo. La qualità delle cure ne risentirebbe quindi velocemente." E anche se nessuno lo auspica, uno degli scenari all'orizzonte è questo.

"Se i casi dovessero ancora crescere molto dovremo tornare a rinunciare a tutti gli interventi non indispensabili per poter aumentare i posti letto in terapia intensiva e curare i pazienti covid. Sarebbe inevitabile", spiega Zollinger.

Una decisione - quella di sospendere le operazioni non urgenti - già presa, appunto, anche dal Vallese, che ha seguito le orme dell'ente ospedaliero neocastellano e dell'ospedale universitario di Ginevra.

L. De Bernardi/M. Ang.
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