Le piccole e medie imprese svizzere destano l’interesse degli acquirenti esteri. È quanto emerge dal rapporto su fusioni e acquisizioni 2025 per le ditte elvetiche svolto da Deloitte - una delle maggiori società di consulenza a livello mondiale. Sono oltre un centinaio quelle ad essere finite nelle mani di investitori stranieri - quindi circa il 65% in più rispetto all’anno precedente.
I motivi che spingono investitori stranieri a puntare su aziende elvetiche è presto spiegato, sottolinea ai microfoni di SRF Kristina Faddoul, di Deloitte. “La stabilità economica del nostro Paese è fondamentale in un momento di grande insicurezza globale come quello attuale. Il diffuso spirito innovativo e la forte presenza nei mercati di nicchia sono centrali”.
Guardando al tipo di prodotto, l’esperta evidenzia un altro aspetto. “In oltre il 50% dei casi le transazioni hanno visto coinvolte compagnie attive nel settore informatico. Per essere considerati nel rapporto su fusioni e acquisizioni, le aziende devono avere alcune caratteristiche: ad esempio un giro d’affari superiore ai 10 milioni di franchi ma meno di 250 impiegati, due terzi dei quali devono lavorare in Svizzera. Il valore della ditta, poi, deve essere compreso tra i 5 e i 500 milioni di franchi. Dati alla mano, sono 104 quelle a essere passate di mano lo scorso anno. Mai così tante dal 2013, emerge dallo studio.
Guardando alla provenienza degli acquirenti, si nota come circa quattro quinti delle transazioni sono state operate da investitori europei. In forte calo, rispetto al passato, il passaggio a gruppi statunitensi. Tra le cause identificate per spiegare questa diminuzione: il dollaro debole e la politica dei dazi di Donald Trump. In ogni caso non bisogna avere paura che le PMI possano scomparire dal panorama elvetico. Attualmente le piccole e medie imprese sono oltre 620’000 e regolarmente ne vengono fondate di nuove.




