L'annuncio del primo caso lo scorso 25 febbraio 2020
L'annuncio del primo caso lo scorso 25 febbraio 2020 (Archivio TI-Press)

A un anno dal primo caso

Il 25 febbraio 2020 veniva comunicato il primo contagio da coronavirus in Ticino (e in Svizzera), da allora quasi tutto è cambiato

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A un anno dall’inizio di tutto. È infatti il 25 febbraio del 2020 quando viene ufficializzato il primo caso di infezione da nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) in Svizzera, più precisamente in Ticino. Si tratta di un settantenne che nelle precedenti settimane si era recato nei pressi di Milano. Il nord Italia è infatti stata la porta d’ingresso europea del virus, con il primo caso del continente emerso a Codogno, nel Lodigiano.

Primo caso di coronavirus in Ticino

Primo caso di coronavirus in Ticino

Il Quotidiano di martedì 25.02.2020

La catena di eventi che farà seguito al primo caso è nota a tutti, con la pandemia di Covid-19, così l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha infatti ribattezzato la malattia provocata dal virus, che ha colpito duramente il Ticino in particolare nella prima ondata.

Dal primo al secondo caso a sud delle Alpi passa meno di una settimana (2 marzo), mentre la prima vittima in Svizzera viene registrata il 5 marzo, un 74enne nel Canton Vaud affetto da patologie pregresse. Ancora 5 giorni e anche il Ticino registra il suo primo decesso, una donna di 80 anni residente in una casa anziani di Chiasso. Le strutture per anziani sono infatti uno dei punti deboli nella lotta alla pandemia e al loro interno si registreranno quasi la metà delle vittime. Nel frattempo gli ospedali cantonali si riorganizzano e la clinica Moncucco nel Sottoceneri e l’ospedale La Carità di Locarno nel Sopraceneri diventano i centri Covid ufficiali.

 

Il lockdown e le finestre di crisi

L’11 marzo il Ticino, facendo ancora da apripista, dichiara lo stato di necessità e vara le prime misure, tra cui la chiusura delle scuole superiori, di tutti luoghi di aggregazione e il divieto di manifestazioni e assembramenti. Il virus però galoppa e il 21 marzo viene annunciato un vero e proprio lockdown, con la chiusura di tutte le attività commerciali e produttive private, ma anche il contestato divieto di far la spesa per anziani e gruppi a rischio.

Nel frattempo, la pandemia procede a ritmo decisamente più lento negli altri cantoni svizzeri e si apre un vero e proprio scontro sull’asse Bellinzona-Berna, con il Consiglio di Stato ticinese che tira dritto con le chiusure nonostante Berna non le preveda. La soluzione diplomatica arriva solo a fine mese, quando Berna autorizza delle “finestre di crisi” nelle zone più colpite, nelle quali sono concessi maggiori strumenti e autonomia.

 

 

Il 16 marzo la Confederazione dichiara comunque a sua volta la situazione straordinaria e chiude le scuole, oltre a vietare eventi con più di 100 persone, a limitare l’accesso a bar e ristoranti e a chiudere i negozi non essenziali. Al contempo viene messo a disposizione l’esercito per aiutare i cantoni maggiormente colpiti, Ticino in primis. Vengono pure sbloccati i primi 40 miliardi di franchi per gli aiuti economici.

 

Sempre a fine marzo si raggiungono le cifre più drammatiche, con il picco giornaliero di 15 decessi e ben 415 pazienti ricoverati in Ticino per complicazioni legate al Covid-19. Il mese si chiuderà con 2'195 casi accertati e 132 morti in tutto il Cantone.

È solo da metà aprile che i casi iniziano a diminuire e Berna annuncia così i primi allentamenti, che culmineranno con le massicce riaperture dell’11 maggio, quando riaprono scuole, bar, ristoranti e altri luoghi di intrattenimento.

Dall'11 maggio si riapre

Dall'11 maggio si riapre

TG di mercoledì 29.04.2020

 

Un’estate tranquilla

A giugno l’evoluzione positiva della pandemia prosegue e il 6 riaprono cinema, campeggi, impianti di risalita, zoo, teatri e piscine. In Ticino il 12 giugno viene registrato l'ultimo decesso della prima ondata, che porta con sé un tragico bilancio: 350 morti. Nei Grigioni il totale dei decessi a inizio giugno si ferma invece a quota 50, mentre a livello nazionale si arriva a 1'707.

L’estate scorre tranquilla, tanto che riprende anche il turismo, seppur spesso e volentieri di breve distanza, e il Ticino viene riscoperto da moltissimi turisti confederati, che continueranno ad apprezzare la vicina “Sonnenstube” nostrana fino a ottobre inoltrato. D’estate si svuotano anche i reparti Covid degli ospedali ticinesi e l’unica ulteriore misura adottata a livello nazionale è l’obbligo di mascherina sui mezzi pubblici.

Una buona estate per il turismo

Una buona estate per il turismo

Il Quotidiano di lunedì 05.10.2020

 

La seconda (violenta) ondata

La tranquillità dura però lo spazio di un battito d’ali e, soltanto pochi giorni dopo l’annuncio del Consiglio federale che torna ad autorizzare gli eventi con 1'000 persone, sono i contagi che tornano sopra la medesima soglia. Di nuovo ai piedi della scala, tanto la Svizzera quanto il Ticino, il 19 ottobre viene esteso l’obbligo di mascherina in tutti i luoghi pubblici al chiuso, stazioni e aeroporti. A fine mese diversi Cantoni tornano a inasprire le misure e chiedono di nuovo l'aiuto dell'esercito.

Nuove misure contro il virus

Nuove misure contro il virus

TG di domenica 18.10.2020

 

È solo il preludio al mese forse più nero di quest’anno pandemico, novembre. Tra il 4 e il 6 novembre i casi giornalieri in Svizzera superano quota 10’000 e diversi Cantoni romandi chiudono bar e ristoranti. Gli ospedali tornano a riempirsi e a soffrire un po’ ovunque, anche nella Svizzera tedesca che ha vissuto in maniera meno pesante la prima ondata.

In Ticino la conta dei decessi è ripresa il 13 ottobre ed entro la fine del mese se ne aggiungono 13. È però in novembre che il numero torna a salire vertiginosamente: il 24 novembre viene conteggiata la 500esima vittima.

 

In questa fase i Cantoni procedono con le misure in ordine sparso e Berna stenta a prendere in mano la situazione; è infatti solo il 18 dicembre che, sotto le pressioni crescenti, viene decretato un confinamento “natalizio” parziale: chiusi nuovamente ristoranti, strutture per la cultura, il tempo libero e lo sport a partire dal 22 dicembre.

Il giorno dopo, il 19, Swissmedic dà il via libera al vaccino Pfizer/BioNTech e il 23 dicembre avvengono le prime vaccinazioni, riservate ai pazienti a rischio e a quelli più anziani. L’anno fa in tempo a chiudersi poi con la comparsa su suolo elvetico delle varianti più contagiose del virus: il 24 dicembre quella inglese e il 27 dicembre quella sudafricana.

La campagna vaccinale e il nuovo anno

Il nuovo anno porta con sé tanta stanchezza nella popolazione e a inizio gennaio non mancano le proteste contro le misure anti-covid. Anche le vaccinazioni, considerate la “luce in fondo al tunnel”, procedono a rilento, anche e soprattutto a causa di ritardi produttivi delle case farmaceutiche. Al contempo le misure annunciate il 22 dicembre vengono prolungate anche a febbraio e solo dal primo marzo, è notizia di ieri, qualche minimo allentamento verrà concesso.

Il Governo conferma la sua linea

Il Governo conferma la sua linea

TG di mercoledì 24.02.2021

 

La curva epidemiologica nelle ultime settimane ha mostrato una tendenza positiva e verso la stabilizzazione, ma il bilancio attuale parla di oltre 9'200 morti e più di 550'000 contagi a livello nazionale. La seconda ondata ha lasciato infine pesanti conseguenze anche in Ticino e nei Grigioni: nel primo caso i decessi sono arrivati a quota 956, a fronte di quasi 28'000 contagi totali, mentre in terra retica sono morte 174 persone con 10'607 casi confermati.

 
Il commento di Reto Ceschi

Il commento di Reto Ceschi

TG di mercoledì 24.02.2021

 
Dario Lanfranconi
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