Il consigliere di Stato Norman Gobbi
Il consigliere di Stato Norman Gobbi (tipress)

Aggregazioni, il Ticino è diviso

La consultazione sul Piano cantonale è contrastante: c'è chi chiede di accelerare, chi di rallentare

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Il 60% dei Comuni condivide, in parte o pienamente, il Piano cantonale delle aggregazioni, che vuole creare un Ticino fatto da 20-30 Comuni entro il 2020. È quanto emerge dai risultati della consultazione presentati venerdì. ''L'esito della consultazione è più positivo di quanto è stato finora detto'', ha spiegato Norman Gobbi. ''L'adesione è diffusa e quindi andremo avanti'', ha promesso, dopo aver ricordato che ''in Ticino si discute più di come fare le cose, invece di cosa fare''. Il messaggio sarà presentato al Parlamento a fine 2015 e concretizzato dal 2020.

Le posizioni dei 123 Comuni che si sono espressi in rappresentanza del 96% della popolazione sono variegate: c'è chi crede che il Cantone vada troppo in là e invita ad avere meno fretta a chi invece chiede meno approssimazione e un'accelerazione. Il termine del 2020 è contestato. La tempistica è ritenuta irrealistica da alcuni. Ci sono punti ritenuti inconciliabili, ha spiegato il capo degli Enti locali Elio Genazzi, sottolineando che l'indicazione generale è tuttavia di proseguire gli sforzi per un Ticino meno frammentato. Bisognerà però tenere conto dell’equilibrio tra agglomerati e della questione legata alla partecipazione, alla prossimità e alla perdita d’identità che le fusioni possono causare.

Il Bellinzonese asseconda in linea di massima le visioni cantonali. Accanto alla posizione critica, ma costruttiva, dei Comuni luganesi, si trova la contrarietà di quelli del Locarnese (Ascona e Gordola ad esempio) e di una parte del Sottoceneri (Mezzovico-Vira, Paradiso) e alcuni singoli casi.

Da.Pa.

 
 
Condividi