Lo stabile dell'Istituto delle assicurazioni sociali (IAS) a Bellinzona (Ti Press)

Aumentano le richieste di aiuti respinte

Sergio Montorfani, direttore IAS Ticino: "A novembre rifiutate il 50% delle domande di indennità COVID da lavoratori indipendenti. Berna impone verifiche sul nesso di causalità"

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Le nuove restrizioni adottate per arginare la pandemia rappresentano un'opportunità per alcuni, ma non spazzano via i timori nei confronti di nuove, eventuali, misure e neppure sappiamo come obbligo di mascherina e il cosiddetto modello 2G (via libera solo a vaccinati o guariti) verranno accolti da chi frequenta locali, palestre o mercatini natalizi. Per chi vive di eventi si apre un momento di incertezza, dopo mesi già caratterizzati da numerose difficoltà. Molte le domande dei lavoratori indipendenti, che sollecitano chi deve erogare gli aiuti economici per le persone che si trovano in difficoltà a causa della pandemia. La RSI ne ha parlato con Sergio Montorfani, direttore dell'Istituto delle Assicurazioni sociali del Canton Ticino.

Negli ultimi due mesi l'istituto che lei dirige ha ricevuto circa 1'500 richieste al mese. È tanto o poco dal vostro osservatorio?

"Al momento è poco perché, sicuramente, è uno dei periodi in cui le richieste sono diminuite, ma anche in considerazione del fatto che, dopo la primavera, dove c'era stata ancora una situazione difficile, nel corso dei mesi estivi l'attività quotidiana, in quasi tutti i settori, è tornata a una certa normalità. Quindi, inevitabilmente, anche le domande sono calate, così come anche le domande accolte sono diminuite".

A che percentuale siamo più o meno, quante vengono rifiutate?

"L'ultimo dato a disposizione, quello di novembre, parla di circa il 50%. Bisogna dire che, negli ultimi mesi, in particolare con una direttiva che risale a settembre, la Confederazione ha dato disposizione a tutte le Casse di verificare con maggiore attenzione il nesso causale tra le restrizioni o i divieti imposti dalle autorità rispetto alle domande di indennità per il coronavirus. Significa che, se in passato si dava più fiducia alle auto-dichiarazioni dei richiedenti, adesso dobbiamo fare domande aggiuntive; verificare se c'è un nesso di causalità, e se non c'è dobbiamo negare il diritto. Questo ha aumentato, proprio nel mese di novembre, la percentuale delle domande respinte mentre, invece, ancora a ottobre era una percentuale molto bassa (di circa il 10%)".

All'interno di queste domande ci sono categorie molto diverse... noi abbiamo la testimonianza di un'artigiana che, da mesi, non riceve più l'indennità per il coronavirus. Lei dice che, a causa delle restrizioni, i grandi eventi, le fiere, non sono tornati a essere quelli di prima. Il certificato COVID è una restrizione, ma non viene riconosciuta... Chi si trova in questa situazione cosa deve fare? L'unica via rimane l'assistenza?

"Bisogna dire che ogni situazione va analizzata. Non posso dare risposte che siano valide per tutti. Negli esempi citati bisogna effettivamente considerare che queste indennità per il coronavirus non sono una prestazione assicurativa già esistente; gli indipendenti, in particolare, non hanno mai goduto di un'assicurazione (tipo disoccupazione) per situazioni difficili. È stata creata appositamente dalla Confederazione per aiutare questa categoria di persone non assicurate, però a condizione che la loro difficoltà sia riconducibile alle decisioni dell'autorità. Il fatto che la pandemia abbia rallentato determinati settori, che il portare la mascherina, piuttosto che avere l'obbligo del certificato COVID riduca in parte le attività, questo non è considerato come nesso causale per riconoscere direttamente questa indennità. Però, ripeto, ogni caso va valutato. Al termine noi verifichiamo caso per caso se ci può essere un nesso causale. Laddove è possibile, evidentemente, cerchiamo di dare risposte positive. Usiamo tutto il margine concesso dalla legge, ma oltre a questo non possiamo fare".

 

Quindi rimane solo l'assistenza a chi è in difficoltà e non riesce a dimostrare questo nesso causale?

"L'assistenza è solo l'ultima di 8 prestazioni sociali che sono concesse a livello cantonale. Quindi, se qualcuno si trova effettivamente in difficoltà, economica, il miglior consiglio è, da una parte, di andare presso il proprio Comune, perché esistono anche aiuti a livello comunale, anche temporanei, magari decisi proprio in funzione della pandemia, ma anche perché il Comune, poi, fornisce un appuntamento a uno dei 12 sportelli regionali dove ogni persona può presentare la sua situazione. In base alla situazione particolare, non solo economica ma anche di composizione familiare, lo sportello può indirizzare a una delle 8 prestazioni. L'ultima, in ordine di priorità, è l'assistenza. Quindi, se proprio qualcuno si dovesse trovare in una situazione di difficoltà, il consiglio è di recarsi al più presto presso il proprio Comune e chiedere aiuto".

SEIDISERA
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