Meno soldi in casa

Il Quotidiano di giovedì 14.07.2022

"Aumenti salariali contro l'inflazione"

Prodotti e servizi sono sempre più cari. E le famiglie ci perdono oltre 3'000 franchi all'anno. I sindacati chiedono alle imprese una risposta rapida

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La vita diventa sempre più cara. In giugno anche in Svizzera è proseguita la corsa all'inflazione: l'incremento si è attestato al 3,4%. Una situazione grave, secondo i sindacati, che ora chiedono risposte rapide per difendere il potere d'acquisto dei cittadini.

"L'aumento è ingente - afferma Xavier Daniel, vicesegretario cantonale OCST, ai microfoni della RSI - va a toccare beni di prima necessità e ha un impatto molto forte sulla gestione dell’economia domestica".

Alcuni mesi fa, prima dei più recenti aumenti, è stato definito il reale impatto dell'inflazione. "Sulla base dei dati disponibili al mese di aprile - sottolinea Giangiorgio Gargantini, segretario Unia Ticino e Moesa - abbiamo calcolato una perdita media annua di 3'300 franchi per famiglia. Una perdita che evidentemente mette i lavoratori in una situazione estremamente delicata".

La richiesta dei sindacati

I sindacati chiedono quindi un aumento salariale che sia "perlomeno equivalente" all'aumento dell’inflazione. "Ci sono settori dell'economia che sono in difficoltà, lo sappiamo. Ma la maggioranza dell'economia elvetica oggi sta lavorando bene, ancora meglio dell'anno scorso e di due anni fa. E quindi ha assolutamente i margini per aumentare i salari" dice Gargantini.

L'obiettivo non sarà facile da raggiungere in tutti i comparti. Come sottolinea Daniel, "bisognerà lavorare contratto per contratto, realtà per realtà, in modo da riuscire a trovare effettivamente delle soluzioni concrete".

“Faremo la nostra parte, dove possibile”

Sul fronte delle aziende, che sono confrontate con la crescita dei costi per energia e materie prime, e col cambio franco-euro che penalizza le esportazioni, l'aumento dei salari non può comunque essere dato per scontato. "Faremo sicuramente la nostra parte, ma dove possibile" commenta Oliviero Pesenti, presidente dell'Associazione industrie ticinesi (AITI). "Ci sono imprese che potranno intervenire, altre non ne avranno la possibilità perché ci andrebbero di mezzo posti di lavoro".

Gli imprenditori chiedono quindi che "in caso di estremo bisogno" intervenga lo Stato. "L'azienda non può sopperire da sola a tutti gli aumenti e ai problemi geopolitici" conclude Pesenti.

Quotidiano-Barbusca/Pa.St.
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