Ticino e Grigioni

Accusato di abusi da una 15enne, chieste ulteriori indagini

Un richiedente asilo colombiano di 32 anni nega le accuse. Riaperta la fase probatoria

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Foto d'archivio
02:20

Processo per abusi su una minorenne, continuano le indagini

Il Quotidiano 13.03.2026, 19:00

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Di: Il Quotidiano - Simone Previatello / M. Ang. 

Due versioni opposte a confronto oggi in aula penale a Lugano. Un richiedente asilo colombiano, in carcere da fine agosto, è accusato di violenza carnale e altri reati da una giovane di 15 anni. L’uomo si dichiara innocente. Per la Corte non vi sono sufficienti elementi per decidere. Sono state pertanto richieste ulteriori indagini.

L’incontro e le due versioni

È l’incontro, in treno, di due persone in fuga. Lei scappa da un centro, dove la curano dalla dipendenza da dispositivi informatici. Lui è richiedente asilo, in fuga dalla Colombia, dove hanno ucciso il fratello che si opponeva al governo. Fanno amicizia, vanno a bere qualcosa e poi a casa di lui, nel Sopraceneri, dove la ragazza, che ha ancora quindici anni, può usare un tablet per comunicare con amici. A questo punto i due racconti divergono.

La giovane dice di essere stata molestata sessualmente, toccata nelle parti intime e di essere scappata. L’imputato, che di anni ne ha 32, sostiene che lei era inizialmente consenziente, e di essersi fermato, senza trattenerla oltre, al suo “non posso”. Aggiunge anche di aver presunto, dai discorsi, che la ragazza fosse maggiorenne.

Le richieste delle parti

La procuratrice pubblica Anna Fumagalli lo accusa di atti sessuali con fanciulli, consumati e tentati, violenza carnale e coazione sessuale. Cinque gli anni di carcere richiesti, più l’espulsione dalla Svizzera. Dopo un discorso sul consenso, ha citato la testimonianza di una donna che ha visto la minorenne triste e impaurita. La denuncia è arrivata la sera stessa, il 27 agosto 2025; il processo è indiziario e tutto l’atto d’accusa si basa sulla versione della ragazza.

La difesa ha chiesto il proscioglimento dell’imputato, nella peggiore delle ipotesi una pena sospesa che porterebbe alla scarcerazione. Ha espresso poi dubbi sulla dinamica dei fatti fornita dalla ragazza. L’imputato ha dato il suo telefono, il suo tablet e la sua password alla ragazza, si è fatto vedere con lei in luoghi che frequentava e al primo segnale di dissenso si sarebbe fermato e l’avrebbe lasciata andare.

La sentenza era prevista nella serata di venerdì ma il tribunale non ha emesso oggi alcun giudizio. Con un’ordinanza ha ritenuto necessario riaprire la fase probatoria per ulteriori indagini entro il 20 aprile. L’incarico è stato dato alla polizia.

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