Immagine d'illustrazione. (Ti-Press)

Caccia agli evasori fiscali

I possessori di beni all'estero mai dichiarati al Cantone devono ora renderne conto. Bellinzona ha decine di migliaia di nomi da verificare

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Da qualche settimana, le autorità fiscali ticinesi hanno iniziato a contattare i possessori di beni all'estero mai dichiarati al fisco, ai quali si chiede di rendere conto dei loro averi.

È un primo passo sulla via del recupero di somme milionarie, possibile grazie agli accordi internazionali sullo scambio automatico di informazioni, entrati in vigore a partire dal 2018. Assieme a Basilea Città, il Ticino è il primo cantone ad aver attivato una strategia di recupero.

Berna inoltra da due anni ai cantoni i dati ricevuti dall'estero: numero del conto, nome e indirizzo del detentore, eventuali redditi da capitale e beni patrimoniali. Le autorità chiedono quindi conferma delle informazioni ricevute ai diretti interessati.

"Se si tratta di informazioni che non erano presenti nel dossier fiscale, si tratta di una sottrazione”, spiega Giordano Macchi, vicedirettore della divisione delle contribuzioni. “Dal momento che non si tratta di un atto spontaneo, è prevista una multa, che può andare da un terzo a tre volte l'imposta sottratta".

Per evitare questa prospettiva, nell'ultimo decennio quasi diecimila persone si sono autodenunciate in Ticino, compresi i detentori di grandi patrimoni, per un totale di 10 miliardi di franchi di sostanza emersa. Chi non l'ha fatto, dovrà ora renderne conto.

CSI/AS
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