Il commissario prefettizio Giorgio Zanzi ( © Ti-Press / Francesca Agosta)

Campione, "verificare le somme"

Il commissario Zanzi reagisce alla decisione del Consiglio di Stato di bloccare parte dei ristorni per i debiti dell'enclave italiana

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"Non posso far altro che prenderne atto e lasciare a chi di dovere, nell’ambito dei rapporti italoelvetici, le debite conseguenze". Così il commissario di Campione d'Italia, Giorgio Zanzi, commenta la decisione comunicata mercoledì dal Consiglio di Stato ticinese, di congelare una parte dei ristorni per i debiti dell'enclave italiana.

In particolare, il Governo ha deciso di bloccare 3,8 milioni di franchi degli 84,33 previsti dall'accordo con Roma: una quota che corrisponde alla somma degli importi dovuti da Campione agli enti cantonali.

"Bisognerebbe fare delle verifiche perché ci sono appunto debiti che il Comune di Campione ha nei confronti del Cantone, di alcune aziende, bisogna capire se sono aziende private o pubbliche, quindi in questo momento bisognerebbe mettersi in contraddittorio per verificare queste somme", osserva Zanzi.

La situazione di Campione "per tutti è insoddisfacente", ha commentato il consigliere di Stato Christian Vitta, ricordando che "aziende e enti pubblici in Ticino stanno accumulando dei crediti verso il comune, una situazione che a lungo andare poteva diventare insostenibile. Ci sembrava giusto trattenere questa somma in attesa che i debiti vengano pagati".

 

Una decisione giudicata insufficiente dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che in un post su Facebook dichiara: "Braghe calate anche quest'anno. (...) Trattenere i 3,8 milioni di debito di Campione è proprio il minimo del minimo sindacale, tant’è che la decisione è stata presa all’unanimità. Di certo non è motivo di esultanza".

Si dice soddisfatto, invece, il consigliere nazionale PPD Marco Romano, che la settimana scorsa aveva chiesto al Consiglio federale se i debiti dell’enclave potessero essere pagati con i ristorni, ma gli era stato risposto che non era possibile. “È una buona decisione, è un gesto pratico che invita l’Italia a saldare i propri debiti, che non possono crescere a dismisura soprattutto nei confronti dei privati e dei comuni ticinesi circostanti”, commenta.

 

Contento a metà il presidente della deputazione ticinese alle Camere, Marco Chiesa (UDC), che spiega: “Fra le opzioni sul tavolo, il Consiglio di Stato ha scelto quella che scongiura l’apertura di un fronte conflittuale più ampio, ma così facendo ha deciso di non mettere una pressione smisurata sulla nostra controparte per quanto attiene alla firma sull’accordo dei frontalieri”.

“La Confederazione ricorda che secondo l’accordo italo-svizzero del 1974, la Svizzera ha l’obbligo internazionale di effettuare tale versamento”, fa sapere in serata il Dipartimento federale degli affari esteri, che aggiunge: “Va comunque presa in dovuta considerazione la situazione debitoria in cui si trova l’enclave. I fornitori di servizi ticinesi hanno mostrato grande solidarietà garantendo servizi essenziali in favore della comunità campionese. Ciò senza alcuna garanzia concreta di rimborso da parte delle autorità italiane. A tale riguardo, la Svizzera chiede all'Italia di onorare i debiti ai fornitori di servizi ticinesi il più presto possibile, in conformità con l'impegno assunto”.

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CSI/eb/SP
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