Comincia a delinearsi il contesto nel quale, la notte del 28 gennaio scorso, è maturato il delitto di Bellinzona. Un quadro segnato dalla tossicodipendenza del giovane che ha ucciso la madre a coltellate e ferito gravemente il compagno della donna.
Di recente il 24enne era stato dimesso dalla struttura sanitaria che lo aveva preso a carico. Gli era stato prescritto un trattamento farmacologico. Trattamento che lui, a un certo punto, aveva però deciso di interrompere. Preoccupata, l’amica si era quindi rivolta ai genitori, chiedendo loro di intervenire per convincerlo ad accettare un nuovo ricovero. Ecco perché, la sera del 27, sono andati a casa del 24enne.
Erano lì ormai da ore quando, verso le 3.30, in preda ai fumi del crack lui ha impugnato un coltello. Diversi i colpi inferti alla mamma, di 46 anni, che invano i sanitari poi giunti sul posto hanno cercato di rianimare. Il giovane si è scagliato anche sul 61enne italiano, che aveva provato a frapporsi per fermarlo.
Agli inquirenti l’uomo ha dichiarato di non ricordare nulla di quanto accaduto in seguito. Il 24enne, dal canto suo, ha parlato di “allucinazioni”. L’imputato (difeso da Walter Zandrini) si trova tuttora alla Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio, e appena possibile verrà trasferito alla Farera. Il giudice dei provvedimenti coercitivi ne ha ordinato la carcerazione preventiva per tre mesi. I reati ipotizzati sono quelli di assassinio e di tentato omicidio intenzionale.
Su di lui, intanto, è stata disposta una perizia psichiatrica. Il dottor Markus Weinmann dovrà chiarire il suo stato di salute al momento dei fatti, nonché esprimersi su aspetti come la scemata imputabilità e il rischio di recidiva. I reati ipotizzati sono quelli di assassinio e di tentato omicidio intenzionale. L’inchiesta è coordinata dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas.
Prima Ora del 09.02.2026

Il disagio psichico dietro all'omicidio di Bellinzona
Il Quotidiano 29.01.2026, 19:00







