E’ nato il Consorzio alpino dei droni tra i cantoni Uri, Grigioni e Ticino, con un’attenzione mirata all’impiego dei velivoli telecomandati nelle zone montane dell’arco alpino. Un’iniziativa che arriva in un momento in cui l’industria chiede sempre più spesso soluzioni basate su droni: per ispezioni, raccolta dati, monitoraggio e interventi in aree dove l’accesso umano è complesso o rischioso.
Eppure, in Ticino esiste già un punto di riferimento: a Lodrino opera il Centro di competenza svizzero sui droni, riconosciuto a livello federale. Perché allora creare un nuovo organo?
A spiegarlo, ai microfoni della trasmissione Seidisera della RSI, è Nikolaus Stocker, direttore del centro di Lodrino e figura dirigente del neonato consorzio. Il Centro Droni, chiarisce, ha una missione precisa: portare avanti ricerca e sviluppo, test e percorsi di certificazione, fino a rendere le tecnologie “mature” per entrare sul mercato. Ma proprio qui emerge il nodo: il passaggio dal prototipo all’applicazione diffusa non è affatto scontato.
Secondo Stocker, le aziende – svizzere e straniere – faticano a inserirsi in un mercato che “resta frenato” da una regolamentazione percepita come ancora troppo restrittiva rispetto alla fase iniziale del settore. L’ambizione del Consorzio alpino dei droni è quindi costruire un livello intermedio: un ecosistema capace di “spianare la strada” all’insediamento di modelli innovativi, e allo sviluppo di nuovi impieghi specifici per le Alpi. In altre parole, creare condizioni operative e aree dedicate che permettano di provare e validare soluzioni in scenari reali, complessi e ad alta quota. Gli esempi di applicazioni delineano bene la posta in gioco: ricerca e soccorso di dispersi, monitoraggio e controllo delle valanghe, analisi di dati in territori alpini. Casi d’uso, sottolinea Stocker, potenzialmente numerosissimi lungo tutto l’arco alpino. Ed è anche per questo che l’iniziativa nasce a tre: Uri, Ticino e Grigioni vengono coinvolti fin dall’inizio per coprire una regione che, con le future aree di volo dedicate, tocca concretamente i tre cantoni.
Il ruolo centrale del Ticino
Il ruolo del Ticino, in prima fila grazie alla spinta all’innovazione, è stato evidenziato anche sul piano delle risorse. Per ora non vi è nessun investimento finanziario diretto, ma un impegno di persone e competenze destinato a crescere. Lo ha rimarcato anche Gianmaria Frapolli, direttore per il Ticino del Parco svizzero dell’innovazione, che ha seguito la gestione del progetto di Lodrino nei suoi primi anni.
L’orizzonte dichiarato è ampio, ossia diventare un polo di attrazione almeno europeo, “magari anche mondiale”, per il testing internazionale dei droni. E la strategia, nelle parole di Frapolli, punta su un doppio binario: da un lato attirare aziende del settore, dall’altro mettere a disposizione la ricerca, valorizzando le competenze universitarie presenti sul territorio.
Un’impostazione che sembra trovare terreno comune anche negli altri cantoni. Markus Caduff, consigliere di Stato dell’economia dei Grigioni, ha descritto la collaborazione come fruttuosa. In un cantone dove la conformazione geografica rende l’impiego dei droni particolarmente utile – se non indispensabile – l’apertura di nuove possibilità di test e sviluppo appare coerente con i bisogni del territorio.
Per Uri, invece, l’accento è anche economico e occupazionale. Urban Camenzind vede nel consorzio una chance concreta per creare posti di lavoro e aumentare l’attrattività cantonale. E dal Ticino, il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta entra nel merito del “fare rete” per portare attività e sviluppo sul territorio. Se un’area diventa avanzata in questo ambito, dice Vitta, le aziende tendono a esserne attratte e a valutare un insediamento locale. Non a caso, durante la presentazione ad Altdorf, nel canton Uri, è stata richiamata la complessità del contesto alpino per definire il progetto come pioniere, un’iniziativa descritta come unica nel panorama europeo.





