Crediti Covid-19, in due alla sbarra

Un imprenditore e un dentista accusati di aver intascato oltre 1,5 milioni di franchi. Chieste pene detentive tra i 4 e i 5 anni e l’espulsione

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E' approdata in aula la più importante truffa che riguarda i crediti Covid-19 emersa in Ticino. Due italiani sono accusati di aver ottenuto indebitamente un milione e mezzo di franchi. La pubblica accusa ha chiesto per loro pene detentive tra i quattro e cinque anni e l’espulsione dalla Svizzera.

La mente delle ripetute truffe, secondo il procuratore pubblico Daniele Galliano, è un imprenditore 60enne italiano. Per lui il procuratore ha chiesto la pena massima: cinque anni di detenzione. Secondo l’accusa l’uomo ha ideato il sistema per intascare indebitamente 1 milione e mezzo di franchi di crediti Covid-19, prima da solo (tramite una sua azienda, falsificando la cifra d’affari), poi in correità con un dentista italiano di 46 anni. L’importo addebitato al dentista è di un milione di franchi. Minore l’importo, minore la richiesta di pena: quattro anni di detenzione.

I due, dunque, avrebbero avuto ruoli diversi che il procuratore pubblico riconosce solo in parte. Nella sua requisitoria Galliano ha definito gravissima la colpa di entrambi, perché hanno truffato lo Stato in un momento di difficoltà, hanno usato i soldi dei cittadini all’unico scopo di arricchirsi. La sentenza sarà emessa domani (mercoledì) in serata. Sempre in relazione a questo caso verrà processato anche un fiduciario del Luganese.

CSI/F. Calcagno
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