Il piccolo è decollato verso Tel-Aviv da Lugano (Keystone)

Eitan, "più aspetti da considerare"

Camille Maulini, esperta in cause famigliari complesse, spiega le varie dinamiche da valutare dietro al caso del presunto rapimento del bimbo

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Il caso Eitan, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, coinvolge anche il Ticino. La procura sta indagando sul passaggio del bimbo da Chiasso e sulla sua partenza con un jet privato dall'aeroporto di Lugano-Agno, lo scorso 11 settembre. Un caso complicato, come spiega l'avvocata ginevrina Camille Maulini, esperta in cause famigliari complesse e che ha trattato diversi casi di rapimento internazionale di minore.

Avvocata Maulini, lo abbiamo detto, le guardie devono fare controlli approfonditi solo in presenza di un sospetto fondato che qualcosa non va; secondo la sua esperienza quali sono gli indizi che possono far scattare il campanello d'allarme?

"Gli elementi che possono far pensare che ci si trova in presenza di un rapimento di un bambino sono diverse, non c'è un solo elemento concreto da prendere in considerazione. Nel caso che mi ha citato ad esempio siamo in presenza di due persone che non sono di nazionalità svizzera e soprattutto che non sono residenti in Svizzera; che si sono recati in un aeroporto per prendere un jet privato per un viaggio internazionale; c'è anche il fatto che non è un genitore ad accompagnare il bimbo, ma un nonno, che tra l'altro ha un cognome diverso; insomma questi sono ad esempio elementi che possono far scattare un controllo supplementare"

Lei lavora a Ginevra, ha seguito diversi casi di rapimento di minore; ci vorrebbero controlli più sistematici in frontiera?

"Non avrebbe senso fare dei controlli su ogni genitore che attraversa una frontiera per andare un'ora a fare la spesa oltre confine con il figlio. Dunque come fare dei controlli senza che questi diventino molesti, assillanti per le famiglie? Un sistema c'è già ed è il Sistema d'informazione di Schengen; SIS Ripol in Svizzera. La famiglia può chiedere che il nome del bambino venga inserito in questa banca dati internazionale di polizia; può deciderlo anche d'ufficio il tribunale. Questo sistema fa si che al controllo del passaporto del minore scatta un allarme. Negli aeroporti questo sistema è molto efficace".

Lo Stato può avere delle responsabilità?

Sul piano teorico lo Stato può essere ritenuto responsabile; però è chiaro che bisogna provare un'eventuale errore del funzionario; bisogna capire se l'errore è della persona che ha effettuato il controllo o se può essere chiamata in causa la gerarchia; dipende dalle direttive interne emanate appunto dai responsabili del funzionario. Insomma, ci sono moltissimi fattori che entrano in gioco, quindi non posso dire se c'è davvero una responsabilità da parte dello Stato, ma è una pista che deve certamente essere indagata".

Partire da un Paese diverso da quello che ha emanato l'ordine restrittivo; da un aeroporto regionale con un volo privato, sono tecniche note? Ha già avuto casi simili?

"Sono di Ginevra e devo dire che le persone partono piuttosto dall'aeroporto di Ginevra, non ho mai avuto casi in cui fossero coinvolti aeroporti piccoli o regionali, quindi non so dirle se in futuro potrebbe diventare un metodo di rapimento. Ci vuole un'organizzazione particolare e i mezzi finanziari per farlo. Direi che la maggior parte dei rapimenti di minori si fanno molto facilmente via volo di linea in aeroporti anche grandi; nella maggior parte dei casi non è necessario uno sforzo maggiore".

CSI/FrCa/FD
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