Le tensioni tra Svizzera e Italia tornano a crescere sul dossier dei ristorni ai Comuni di confine, con il Ticino che valuta una risposta dura alla futura introduzione in Italia della cosiddetta “tassa sulla salute”.
A riferirlo alla RSI è stato il direttore del Dipartimento finanze ed economia del Cantone, Christian Vitta, che paventa una violazione dell’accordo sui frontalieri. Se Roma dovesse prelevare un’imposta aggiuntiva sui “vecchi” frontalieri — ossia su chi lavora in Svizzera da prima del giugno 2023 — verrebbe meno, sostiene, uno dei presupposti fondamentali dell’intesa bilaterale.
La scintilla è arrivata giovedì con una mozione interpartitica che chiede al Consiglio di Stato di attivarsi per sospendere parzialmente o totalmente il versamento della quota dell’imposta alla fonte che la Svizzera riversa all’Italia sotto forma di ristorni.
Un’ipotesi presentata come contromisura all’iniziativa italiana, definita dalle autorità di Roma un “contributo” destinato a finanziare il Servizio sanitario nazionale, ma letta dal Ticino come una doppia imposizione che si sovrapporrebbe al prelievo alla fonte già applicato in Svizzera. Secondo Vitta, l’introduzione del contributo sanitario sui “vecchi” frontalieri cambierebbe le carte in tavola. Se l’Italia “preleva un’imposta”, viene meno un elemento alla base dell’accordo e in quel caso, ha spiegato, il Ticino — chiamato ad applicare la convenzione — sarebbe “legittimato” a prendere in considerazione “una decurtazione o una sospensione” dei ristorni. In altre parole, il Cantone batte i pugni sul tavolo di fronte a una misura che considera incompatibile con l’impianto pattuito.
Ma la strada della ritorsione rischia di aprire un fronte anche con Berna. Un’eventuale decurtazione dei ristorni costringerebbe infatti l’Italia a segnalare il mancato versamento alle autorità federali e da qui emerge un secondo nodo: la Confederazione, secondo quanto trapela, sarebbe orientata a disinnescare il conflitto, avvertendo il Ticino che un blocco dei ristorni violerebbe gli accordi. Una posizione che Vitta guarda con preoccupazione. Dalle prime reazioni attribuite a uffici federali, ha osservato, l’impressione è quella di chi “tende piuttosto a non voler creare attriti con l’Italia”, anche a costo di penalizzare “gli interessi del nostro Cantone” e, indirettamente, “anche della Svizzera”. L’auspicio, ha aggiunto, è che nelle discussioni Berna tenga in debito conto le esigenze ticinesi, “anche se questo implica momenti di attrito e tensione con la controparte”.
“Un fallo di reazione, una reazione tardiva”: così i sindacati
Sul fronte sindacale, però, la linea del “blocco” non convince. Andrea Puglia, dell’Ufficio frontalieri del sindacato OCST, accoglie con favore l’intenzione politica della mozione, ma ne sottolinea il ritardo, dopo due anni di battaglia contro la tassa. Quanto alla misura proposta, Puglia invita a un percorso diverso, continuare a favorire “un dialogo tra le autorità italiane e le autorità svizzere”, perché la chiusura dei rubinetti dei ristorni “non sarebbe ottimale”. La conseguenza immediata, avverte, sarebbe mettere in difficoltà i Comuni di confine italiani, gli stessi enti che — ricorda — “si sono sempre schierati accanto al sindacato contro la tassa sulla salute”.
Una lettura condivisa anche da Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri della Cgil. Per Augurusa è “singolare” che, tra due Paesi con rapporti storici consolidati e abituati a collaborare “un po’ dappertutto”, serva una mozione per discutere un problema che ritiene evidente. Allo stesso tempo, riconosce all’iniziativa il merito di aver “riacceso un faro” sulla questione. Il punto, però, è politico e tecnico insieme e secondo il sindacalista italiano, ci si trova di fronte a “un errore italiano” e a “un errore svizzero”, con la speranza che “due errori si trasformino in una cosa corretta”. Quanto allo stop ai ristorni, Augurusa lo definisce un “fallo di reazione” e lo giudica sproporzionato.
Anche dall’Associazione dei Comuni italiani di frontiera arriva un invito alla prudenza. Il presidente Massimo Mastromarino ritiene non corretto affrontare la situazione con azioni unilaterali perché l’accordo sui frontalieri — ricorda — contiene già gli strumenti per chiarire eventuali disaccordi, a partire dalla possibilità di convocare la commissione mista tra i due Stati. Una via istituzionale che, nelle intenzioni dei Comuni, dovrebbe evitare escalation e salvaguardare la cooperazione transfrontaliera.

Una mozione per riproporre il blocco dei ristorni
Il Quotidiano 18.02.2026, 19:00

"Ristorno" al passato
RSI Info 29.04.2021, 07:45




