Letteratura

I semi della controcultura continuano a fiorire sul Monte Verità

La direttrice culturale della Fondazione Monte Verità, Nicoletta Mongini, ricorda il ruolo di un luogo “dove è successo tutto”. E dove sono stati anticipati i temi della contemporaneità, dal femminismo al pacifismo

  • 55 minuti fa
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Incontro con Nicoletta Mongini

RSI Neo 14.02.2026, 19:30

  • Neo
Di: Neo / Sandy Altermatt / MrS 

Monte Verità come «laboratorio di utopie dove corpo, politica e pensiero erano liberi», con un ruolo pionieristico nella cultura del Novecento.
Ruolo che è fondamentale riconoscere per capire l’essenza del Monte Verità, secondo la direttrice culturale della Fondazione, Nicoletta Mongini: «ha gettato i semi per molti dei movimenti di controcultura dello scorso secolo, ed è stato il simbolo di quanto la Svizzera fosse una terra libera e accogliente. Nei primi anni del Novecento stava per scoppiare la Prima guerra mondiale, poi era in arrivo la seconda: nella maggior parte delle nazioni europee non c’era certamente la libertà di vivere in modo alternativo, di perseguire le proprie visioni, i propri sogni. La Svizzera era un Paese dove chi sognava qualcosa di diverso poteva provarci». Così il Monte Verità è diventato un epicentro di sperimentazione e pensiero alternativo, la cui storia continua a ispirare artisti e creativi.

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Il Monte Verità nelle parole di Hetty Rogantini de Beauclair

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«Monte Verità è spesso considerato un mito e quindi suscita sempre molto interesse. Stimola ancora oggi studi, approfondimenti e attività degli artisti. Anche molti artisti giovani considerano Monte Verità come un luogo di ispirazione, un luogo dove è successo tutto, dove ci sono stati tutti i grandi». Un luogo, anche, dove sono stati anticipati temi di stringente attualità: «I nodi cruciali di chi ha fondato Monte Verità erano il femminismo, la parità dei diritti di genere, il pacifismo, l’ambientalismo, la dieta vegetariana, la libertà del corpo… una serie di valori che oggi sono ancora drammaticamente attuali […] Pensare che qui c’è chi allora ha provato a scardinare tutta una serie di pregiudizi – e anche di pericoli che allora si correvano – forse dà anche lo stimolo per provare a rifarlo».

«Il Monte Verità ha simboleggiato la possibilità di cambiare, la possibilità di trasformare il potere che una collettività ha, che le persone hanno. Era un luogo intorno al quale si sono concentrate tante visioni, che poi si confrontavano». E sebbene si parli spesso di fallimento di quel progetto utopico, la conclusione dev’essere più sfumata, e profonda: «Non è successo quello che i fondatori di Monte Verità avevano immaginato, ma non credo avessero neppure immaginato di generare tutto quello che hanno poi generato».

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La chimera della libertà

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Oltra la storia, però, la vitalità del Monte Verità deve essere garantita con una gestione lungimirante: «Il Cantone, quando ha ricevuto in eredità il Monte Verità, ha trovato una combinazione a mio parere virtuosa: mantenere questa presenza scientifica all’avanguardia, avere un albergo, un ristorante, un parco dove la gente fa yoga liberamente, fa meditazione… è un luogo dove avviene un po’ di tutto». In attesa della prossima onda di pensiero alternativo: quando arriverà, il Monte Verità sarà lì ad attenderla, e ad accoglierla.

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