Il processo a carico di cinque persone, per accertare eventuali responsabilità legate alla morte di otto escursionisti a seguito della frana del Pizzo Cengalo in Val Bregaglia nel 2017, si terrà nella seconda metà del 2026, come riferito giovedì dal tribunale della regione di Maloja, tramite il sito web della giustizia retica.
Tra le cinque persone sul banco degli imputati anche l’allora sindaca del Comune di Bregaglia e oggi consigliera nazionale Anna Giacometti. Nel processo si dovrà chiarire se nei giorni e nelle settimane precedenti la frana, gli imputati abbiano valutato erroneamente il pericolo.
Il Cengalo si muove, ma Bondo è al sicuro
Intanto il Pizzo Cengalo continua a muoversi, ma più lentamente rispetto al periodo precedente la tragica frana del 2017. La montagna che nove anni fa provocò la morte di otto persone con un distacco di oltre 3 milioni di metri cubi resta sotto osservazione, ma i nuovi dati sono rassicuranti, come riferito da GrigioniSera.
Movimenti ridotti ma costanti
Di recente il Comune di Bregaglia ha ricevuto i risultati delle rilevazioni del 2025. “Gli spostamenti ci sono, non sono al momento ancora preoccupanti. Sono dei movimenti che rientrano nelle misure accettabili”, spiega Andrea Giovanoli dell’Ufficio forestale aggiungendo: “non siamo sicuramente ai livelli del 2017”.
Il monitoraggio è cambiato alla fine del 2024, quando il radar installato alla capanna Sciora è stato disattivato dopo sette anni di sorveglianza continua. Ora si effettuano rilevazioni periodiche. I movimenti registrati sono nell’ordine di millimetri, al massimo centimetri, ma per il granito sono già considerati consistenti.
Un altro grande crollo non è escluso
“Non è escluso che continuando così tra qualche anno ci sia ancora un distacco di grosse dimensioni”, avverte Andrea Giovanoli. Le stime parlano di altri 3 milioni di metri cubi di roccia che potrebbero staccarsi dal Pizzo Cengalo.
Bondo protetta dalle nuove opere
La differenza rispetto al 2017 è fondamentale: nel fondovalle sono state completate importanti opere di protezione. Il livello di strade e ponti è stato innalzato, sono stati costruiti nuovi argini e un ampio bacino di ritenzione per i detriti di eventuali nuove colate.

Bondo dopo la conclusione dei nuovi lavori di protezione
“Con le opere di protezione che sono state adesso terminate, tutta la zona di Bondo-Spino è in sicurezza”, assicura Andrea Giovanoli. Anche i nuovi sentieri per le capanne si trovano al di fuori della zona di pericolo. “Rispettando questa zona di pericolo, non ci sono problemi in Val Bondo”, conclude il co-responsabile dell’Ufficio forestale del Comune di Bregaglia.








