Il sindaco Marco Borradori esce da palazzo di giustizia (tipress)

"Ex macello, sono tranquillo"

Il sindaco di Lugano Marco Borradori e altri municipali interrogati in merito all’abbattimento di parte del centro sociale Il Molino - Si indaga anche per abuso di autorità

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“Sono tranquillo, quello che dovevo fare e pensavo fosse giusto fare l’ho fatto, saranno altri a dire se ho sbagliato: se così sarà non scapperò di certo”. Così si è espresso Marco Borradori ai nostri microfoni e a quelli degli altri giornalisti presenti fuori da Palazzo di giustizia a Lugano, dopo essere stato interrogato dal procuratore generare Andrea Pagani come persona informata sui fatti in merito all’abbattimento di parte dell’ex macello, dove fino alla notte tra il 29 e il 30 maggio scorsi aveva sede il centro sociale Il Molino. “Sono uscito dalla porta principale perché non mi piace scappare; non sono scappato dai molinari, e non scappo dagli operatori dei media che fanno il loro dovere”, ha aggiunto il sindaco di Lugano.

Insieme a lui sono stati ascoltati gli altri quattro municipali (Michele Foletti, Filippo Lombardi, Lorenzo Quadri e Karin Valenzano Rossi), anche loro per ora solo come persone informate. Gli interrogatori si sono svolti in contemporanea ma separatamente, tenuti ognuno da un diverso procuratore, per evitare contatti tra i membri dell’Esecutivo cittadino. Non si sono invece dovuti recare in Via Pretorio Roberto Badaracco e Cristina Zanini Barzaghi: loro infatti non erano stati interpellati dai colleghi quella sera poiché – come aveva dichiarato più di una volta e anche ai nostri microfoni la municipale Karin Valenzano Rossi, titolare del Dicastero sicurezza – avevano già precedentemente dichiarato la loro contrarietà alle operazioni correlate allo sgombero. Una mancanza di dialogo che era stata oggetto di forti critiche in seno al Municipio.

Si indaga anche per abuso di autorità

Il procedimento penale aveva inizialmente come ipotesi di reato, per ora contro ignoti, la violazione delle regole dell’arte edilizia e l'infrazione alla legge federale sulla protezione dell’ambiente. Nel frattempo - ci conferma la procura - dopo gli  approfondimenti predisposti, l'inchiesta è stata estesa al reato di abuso di autorità. La demolizione era stata effettuata nel solco della decisione di sgomberare il centro sociale, dopo che alcuni dei partecipanti alla manifestazione del 29 maggio per le vie del centro città erano penetrati per un’occupazione temporanea negli stabili dell’ex istituto Vanoni in Via Simen. Nei giorni successivi, le analisi avevano inoltre fatto emergere la presenza di amianto e altri materiali tossici tra le macerie, ma non è ancora dato sapere se in quantità sufficiente da presentare un pericolo per la popolazione.

“Noi (municipali, ndr.) non abbiamo demolito un bel niente – ha proseguito Borradori –, ci siamo trovati di fronte a una scelta drastica, urgente, immediata, e abbiamo preso una decisione, che prenderei ancora adesso: se qualcuno che conosce quello che sta succedendo mi viene a dire ‘è urgente fare questo’ io mi fido fino a prova del contrario”. Alla domanda di un cronista se quindi la colpa è da imputare alla polizia, il sindaco ha però risposto: “Io non ho detto questo: ci sarà un’inchiesta che appurerà eventualmente che tipo di colpe hanno le forze dell’ordine, che tipo di colpe eventualmente ha il Municipio”.

Borradori e la collega Valenzano Rossi, in diretta televisiva all’indomani dei fatti, avevano spiegato a più riprese che l’opzione demolizione era stata sottoposta dalla polizia che aveva il comando delle operazioni.

La notte di Lugano

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Una trasmissione speciale sull'autogestione - Conduce Alain Melchionda

 

“Non avevamo dato un nullaosta preventivo, non eravamo consapevoli che si sarebbe arrivati lì, e quindi si è dovuto confrontarsi quando la polizia ce l’ha richiesto e c’è stato questo nullaosta”, aveva spiegato, su una precisa domanda, Valenzano Rossi ai nostri microfoni. Dopo 10 giorni dai fatti, l’Esecutivo aveva tuttavia specificato per mezzo di un comunicato stampa che l’intervento doveva essere “di natura minore”, che concerneva solo il tetto e “non la demolizione completa dello stabile”, sottolineando inoltre che l'opzione dell'abbattimento integrale "non è mai stata sottoposta" all'Esecutivo che, quindi, non l'ha mai autorizzata.

 

Ex macello, il Municipio chiarisce

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Il Quotidiano di giovedì 10.06.2021

 

Oggi, uscito dai locali del ministero pubblico, il sindaco Marco Borradori ha quindi aggiunto: “Credo sia importante che i municipali si mettano a disposizione della procura nella ricerca della verità. Non credo che vedere il Municipio in magistratura sia una brutta immagine, è un’immagine bella per la giustizia il fatto che il procuratore generale e i suoi colleghi non si fermino solo perché hanno di fronte dei politici conosciuti. Questo è importante sottolineare: che la giustizia cerchi la verità”.

"Altri interrogatori seguiranno"

Il procuratore generale Andrea Pagani non si è chiaramente potuto esprimere sui contenuti degli interrogatori odierni, ma ai nostri microfoni ha assicurato che ne seguiranno altri: "Nei prossimi giorni e settimane, di certo l'inchiesta particolarmente complessa non finirà nelle prossime settimane". Alla nostra domanda se ci sono delle persone indagate Pagani non ha risposto, "perché c'è il segreto istruttorio". Gli abbiamo quindi fatto notare che, tuttavia, per altre inchieste in passato, il ministero pubblico ha comunicato, almeno in parte, i contenuti dei procedimenti penali. A maggior ragione andrebbe fatto in un caso così delicato. "Ma non in questo momento - è stata la risposta del procuratore generale - quando c'è una certa delicatezza dell'inchiesta: quello che possiamo comunicare lo abbiamo già comunicato".

Abbattimento Molino 5 municipali in Procura

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Il Quotidiano di mercoledì 23.06.2021

 

Le voci e le testimonianze dei "molinari"

"La demolizione è stata un atto violento". "Mi sono sentita come un insetto indesiderato, da scacciare". "Non avevo mai sentito di una cosa simile in un Paese democratico". Per la prima volta alcuni dei "molinari" hanno deciso di parlare con la stampa e hanno scelto di raccontare la loro versione dei fatti alle telecamere di Falò, durante la puntata di giovedì sera, dedicata alla ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra il 29 e 30 maggio, quando è stato parzialmente demolita la sede dell’autogestione cittadina.

 
ludoC/FrCa
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