Da domani lezioni a distanze quando possibile (TI-Press)

Fra scuole chiuse e divieti

Coronavirus in Ticino: il Governo ha decretato le misure legate allo stato di necessità

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Tutto il territorio del Ticino, dalla mezzanotte di questa sera (mercoledì), sarà ufficialmente il primo cantone svizzero in stato di necessità. Lo ha annunciato il presidente del Governo ticinese Christian Vitta, durante una conferenza stampa a Bellinzona alla presenza di tutto il Consiglio di Stato, oltre che al medico cantonale Giorgio Merlani e al capodivisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica Daniel Koch.

Il decreto varato dal Governo ticinese prevede tutta una serie di misure che hanno l’obbiettivo di rallentare il contagio da Covid-19, tra cui spiccano in particolare la chiusura delle scuole del ciclo post obbligatorio (licei, scuole professionali, USI, SUPSI e scuole private di gradi equivalenti e del terziario) e la chiusura di tutti i luoghi di aggregazione come cinema, teatri, musei, centri giovanili, centri sportivi, centri fitness, piscine, centri wellness, impianti di risalita, discoteche, piano bar, locali notturni, locali erotici.

In merito alla chiusura delle scuole del ciclo post obbligatorio, e con riferimento a quelle cantonali, il direttore del DECS Manuele Bertoli ha spiegato che “le scuole non sono chiuse e sigillate, ci lavoreranno i direttori, i docenti che restano in servizio e il personale amministrativo. I maestri dovranno predisporre l’istruzione a distanza, quando possibile. “

 

 

Vi è inoltre il divieto di manifestazioni e assembramenti di più di 50 persone e il divieto di attività ed eventi sportivi di ogni genere e categoria, anche se resta concessa la pratica sportiva individuale. Alberghi e ristoranti potranno invece restare aperti, ma solo a condizione che non accolgano più di 50 persone contemporaneamente, personale incluso. Il trasporto pubblico e le attività commerciali potranno continuare, ma solo con le accresciute misure igieniche e con il rispetto della distanza tra le persone. È stato poi anche fortemente sconsigliato alle persone di più di 65 anni di età, la fascia più a rischio, di accudire minorenni, partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica o privata, utilizzare il trasporto pubblico se non per le necessità primarie e frequentare gli esercizi pubblici.

La polizia vigilerà sul rispetto di queste nuove misure, in vigore dalla mezzanotte di mercoledì sera.

“Non chiudiamo le scuole dell'obbligo per evitare mescolamento generazioni”

La misura forse più attesa, la chiusura totale delle scuole, non è quindi arrivata e il capodivisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica Daniel Koch ha voluto sottolineare il perché: “Dobbiamo in tutti i modi evitare il mescolamento delle generazioni, perché se chiudiamo il rischio che ad occuparsi dei bambini siano i nonni, la fascia più a rischio, è troppo alta”.

Una visione confermata e ribadita a più riprese in seguito anche dal direttore del DECS Manuele Bertoli, che è tornato anche sulle polemiche e sui pareri contrastanti espressi dal mondo medico/scientifico: “È deprecabile che ci sia questo dibattito tra scienziati che disorienta la popolazione, il dibattito è legittimo, ma fatto in questo modo sui media cantonali è nefasto e non aiuta assolutamente a contenere il contagio”.

Bertoli ha poi anche invitato docenti e municipi a non aprire altri fronti non rispettando quanto deciso dal Governo: “Se qualcuno vuole comportarsi in quest’ottica sappia che andrà incontro al rischio di dare un contributo alla diffusione intergenerazionale del virus”.

Scuole, l'intervista a Manuele Bertoli

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TG 20 di mercoledì 11.03.2020

 
Nuove misure contro il coronavirus

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Il Quotidiano di mercoledì 11.03.2020

La replica dei medici

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Il Quotidiano di mercoledì 11.03.2020

Scuole chiuse e aperte

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