La diocesi attende una guida da un anno e mezzo (keystone)

Fumata nera a Coira

I 22 canonici del capitolo della cattedrale non si sono accordati sul nome del nuovo vescovo, ma questa potrebbe essere una strategia dei conservatori

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La diocesi di Coira, la più grande della Svizzera con i suoi 700'000 fedeli in sette cantoni - è ancora senza un vescovo, un anno e mezzo dopo le dimissioni di Vitus Huonder, sostituito ad interim dal vallesano Peter Bürcher. I 22 canonici, riunitisi lunedì come anticipato da TagesAnzeiger e dal portale kath.ch, non sono riusciti ad accordarsi su un nome della terna proposta da Papa Francesco, che ora potrebbe sottoporne una seconda o decidere lui il nome del prossimo pastore.

Secondo alcune fonti, i nomi proposti dal Vaticano sono stati ritenuti troppo "moderati". Si tratterebbe di Joseph Bonnemain, membro dell'Opus Dei e a capo del Tribunale ecclesiastico, e di due abati, quello di Disentis Vigeli Monn e quello generale dei cistercensi, il ticinese Mauro Giuseppe Lepori.

Ma dietro a quel "moderati" sembra esserci altro, come spiega il corrispondente RSI da Coira Roberto Scolla: "Considerare un membro dell'Opus Dei, sto parlando di Joseph Bonnemain, a capo del tribunale ecclesiastico, un progressista sembra una scusa a cui non crede nessuno. Gli altri due candidati, invece, sono stati rifiutati essenzialmente perché, per dirla in termini semplici, non sono preti della Diocesi, trattandosi di Abati".

In ogni caso questa "fumata nera" avrà delle conseguenze: "Adesso tutto è nelle mani del Papa e lui può decidere cosa fare: può nominare un vescovo o riproporre un'altra terna. La ripercussione più grave, ma in fondo è proprio a questo che mirano i conservatori, è la rimessa in discussione del privilegio papale concesso alla Diocesi di Coira, ma anche ad altre diocesi elvetiche, San Gallo in primis, di poter scegliere il vescovo. Se questo privilegio venisse a cadere accadrebbe quello che succede nelle altre sedi episcopali del mondo: il vescovo è deciso a Roma e imposto dalla Santa Sede. Ma soprattutto quello che più interessa i conservatori è innescare il meccanismo che potrebbe portare a separare completamente la Chiesa locale dallo Stato, così da liberarsi da quella che viene considerata l'intromissione dei laici negli affari ecclesiastici, a cominciare dalla gestione dei soldi raccolti con le imposte di culto".

Secondo un privilegio codificato l'ultima volta nel decreto "Etsi salva" del 1948, i canonici di Coira (a differenza di quanto accade altrove) hanno la possibilità di pronunciarsi sul prescelto alla guida della diocesi, anche se poi formalmente la nomina è papale. Un privilegio che, come detto, potrebbe ora essere rimesso in discussione.

 
pon
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