Ristorazione costretta a pazientare
Ristorazione costretta a pazientare (tipress)

I ristoratori non ci stanno

Suter: "Portatori di tutte le colpe e dei danni" - Tornano a respirare negozianti e musei - Per Vitta non basta un aggiornamento al mese

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La proposta del Consiglio federale di non permettere la riapertura di bar e ristoranti ha mandato su tutte le furie il presidente di GastroTicino Massimo Suter, che in un'immediata reazione affidata ai social ha parlato non di "delusione o brontolio", ma di "rabbia" per quella che è "una condanna a morte senza se e senza ma" per il suo settore.

Notiziario 17.00 del 17.02.2021 La voce di Massimo Suter
Notiziario 17.00 del 17.02.2021 La voce di Massimo Suter
 

"Ci tengono chiusi ancora per sei settimane senza uno straccio di prova scientifica inconfutabile che indichi la ristorazione come una delle cause principali" dei contagi, ha poi aggiunto ai microfoni della RSI. "Ci sentiamo trattati in maniera ingiusta", ha detto, "siamo i portatori di tutte le colpe e anche di tutti i danni che ne conseguiranno".

Non so proprio più cosa dire e pensare.... Ancora una volta il Consiglio Federale ha agito a senso unico ascoltando solo...

Pubblicato da Massimo Suter su  Mercoledì 17 febbraio 2021

Prospettive dunque nere per gli esercenti, che temono di non riuscire ad aprire nemmeno per Pasqua. “Una l’abbiamo già persa l’anno scorso e sappiamo cosa vuol dire”, ricorda Gianluca Buvoli, dell’Osteria all’Orrido di Ponte Brolla. Non lo convince nemmeno la prospettiva di riaprire solo le terrazze: “Personalmente il guadagno lo faccio così, ma non è giusto per i miei colleghi che perderanno ancora tanto”, senza considerare che la meteo a inizio primavera non è necessariamente clemente, come ricorda Maurizio Gobbetti.

Il contitolare del Ristorante del Sole a Pregassona vede inoltre una disparità di trattamento a vantaggio dei negozi: “Noi siamo penalizzati” e se i numeri ripartiranno al rialzo, “verremo penalizzati un’altra volta”. Quindi, “o si rimaneva chiusi ancora tutti come adesso, e vediamo che la curva è scesa…. Fare una cosa a metà e rischiare di incorrere in nuove chiusure mi sembra azzardato”, dice.

Toccherà dunque ai negozianti aprire per primi, con il rischio se la situazione dovesse peggiorare di ritardare le altre riaperture. “Siamo pronti ad assumerci questa responsabilità”, afferma Lorenza Sommaruga, presidente di Federcommercio, “l’abbiamo presa già quando ci hanno dato la possibilità di riaprire l’anno scorso”. È “una felicità a metà perché avremmo preferito che anche altri attori economici potessero riaprire”, afferma, garantendo che la categoria rispetterà rigorosamente i piani di protezione.

CSI 18.00 del 17.02.2021 Le reazioni di alcuni negozianti raccolte da Francesca Calcagno
CSI 18.00 del 17.02.2021 Le reazioni di alcuni negozianti raccolte da Francesca Calcagno

Quanto sia stata dura in questi mesi lo riassume bene Sara Pace, titolare di una gioielleria a Chiasso. “Riapriamo. Sono più su di morale”, afferma. Lo scorso anno ha dovuto “prendere un prestito che non ho ancora restituito. Mi davano qualcosa come perdita di guadagno, ma non bastava neanche per pagare l’affitto”. “Facciamo spedizioni, cerchiamo di essere attivi sui social, ma lavorare in questo modo ci rende un po’ depressi perché manca il feedback del pubblico”, afferma invece Sandra Soldini della libreria Casagrande di Bellinzona.

Sui contenuti dei primi passi è chiamato a pronunciarsi con gli altri cantoni anche il Ticino. Il Consiglio di Stato ne discuterà nei prossimi giorni, ha anticipato Christian Vitta, che ha però già manifestato un certo scetticismo per il ritmo mensile scelto dal Governo federale per gli allentamenti. "Se pensiamo ad aprile, per il nostro cantone, c'è la Pasqua, ed è importante che gli operatori turistici sappiano per tempo qual è la situazione.

E ci sono paesi confinanti, come la Germania e anche l'Italia, che hanno annunciato aggiornamenti prima della fine di marzo. E più le misure sono disallineate,più il rischio di un passaggio delle frontiere intensificato è alto", ha detto il capo del Dipartimento delle finanze e dell'economia. Quello che si auspicherebbe non è necessariamente un'accelerazione delle aperture, ma che la situazione epidemiologica sia valutata con maggiore frequenza.

La riapertura a tappe convince invece dal punto di vista sanitario. Per Mattia Lepori, vicecapo area medica dell’EOC “la cautela ci sta tutta ed è questione di coerenza. La chiusura è avvenuta a tappe ed è logico che anche le riaperture avvengano a tappe. Questo permetterà anche di meglio monitorare gli effetti di ogni singola misura”.

CSI 18.00 del 17.02.2021 Il parere di Mattia Lepori dell'EOC
CSI 18.00 del 17.02.2021 Il parere di Mattia Lepori dell'EOC
 

Lo stop agli esercizi pubblici il 22 dicembre “ha avuto un effetto estremamente importante”, ricorda Lepori. Il Governo nella sua cautela è stato quindi lungimirante: “Di fronte al clima di fatica e di insofferenza, la situazione peggiore da gestire anche da un profilo psicologico sarebbe quella di riaprire per poi chiudere di nuovo”.

Sollievo arriva infine dal mondo della cultura: ci sono le prime prospettive positive dopo mesi perlomeno per i musei. "È una notizia eccellente per la cultura", secondo Bernard Fibicher, che dirige quello di Belle Arti di Losanna, anche se è "un gran peccato per cinema e teatri" che resteranno chiusi ancora almeno fino ad aprile. Claude Ruey, che presiede ProCinema, non si aspettava comunque che il Consiglio federale, alla luce della situazione attuale, decidesse altrimenti. Mette però già le mani avanti per il futuro: un limite, per esempio, a 50 spettatori, è inaccettabile. La capienza delle sale può variare da poche decine a parecchie centinaia di posti, si auspica quindi che quando si ripartirà si possano riempire "al 50%".

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CSI/ATS/pon
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