Il dispositivo di polizia il giorno in cui si svolsero i fatti
Il dispositivo di polizia il giorno in cui si svolsero i fatti (RescueMedia)

In aula per tentato assassinio

Chiusa l’inchiesta sulla sedicente jihadista che nel 2020, alla Manor di Lugano, ferì due donne

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Si profila il processo per la sedicente jihadista che il 24 novembre 2020, al quinto piano della Manor di Lugano, accoltellò due donne, definendolo poi un atto terroristico premeditato.

Gli inquirenti ne sono tuttora convinti, al di là dei dubbi legati ai disturbi di cui soffre la giovane. Settimana scorsa la procuratrice federale Elisabetta Tizzoni ha chiuso l’inchiesta, prospettando appunto il rinvio a giudizio anche per violazione della legge che vieta i gruppi Al Qaeda e Isis.

In aula, al Tribunale penale federale di Bellinzona, la 29enne dovrà rispondere pure di tentato assassinio (subordinatamente, tentato omicidio) e lesioni gravi. Senza dimenticare – circostanza mai emersa prima – l’esercizio illecito della prostituzione, che avrebbe commesso attraverso dei siti di incontri.

A suo favore il perito psichiatrico ha ravvisato una scemata imputabilità di grado medio (alto il rischio di recidiva). Quanto al movente, proprio l’esperto ha rilevato, oltre alle dichiarate simpatie jihadiste, altri fattori che potrebbero avere influito sul comportamento della donna.

L’atto d’accusa giungerà a breve, anche perché la difesa (da noi contattata) non intende inoltrare istanze probatorie. L’avvocato Daniele Iuliucci contesta l’ipotesi di tentato assassinio, e ribadisce: non si è trattato di un atto terroristico.

Quotidiano 19.00

Espiazione anticipata per l'accoltellatrice

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Il Quotidiano di domenica 22.08.2021

 

Francesco Lepori
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