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Infermieri, "fermare l'emorragia"

La presidente degli infermieri ticinesi, Luzia Mariani, non nasconde la delusione per le scelte compiute dal Parlamento

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Formare nuovo personale infermieristico è importante così come lo è arginare l'abbandono, nel corso degli anni, della professione a causa delle condizioni di lavoro pesanti e degli stipendi non particolarmente attrattivi.  Ieri, la politica a Berna ha mostrato apertura approvando al Consiglio degli stati un controprogetto all’iniziativa popolare “Per cure infermieristiche forti” mettendo in campo 400 milioni in otto anni per la formazione. Come l’associazione nazionale però anche quella degli infermieri ticinesi non nasconde la sua delusione, perché è stato mancato l’obbiettivo principale, come spiega la presidente regionale Luzia Mariani, ovvero quello di fermare l’emorragia nella professione.

“A livello svizzero dopo 15 anni in media abbandonano. Nel Ticino non saprei…” ha dichiarato in un’intervista concessa alla RSI. “E poi dobbiamo pensare che abbiamo anche tanti frontalieri che spesso rimangono più a lungo degli svizzeri. La popolazione invecchia e anche gli infermieri invecchiano e devono essere sostituiti”.

Sono 2'400 le persone che ogni anno abbandonano la professione infermieristica. Ciò significa – lo ha sottolineato ieri anche la consigliera agli Stati Marina Carobbio – che nei prossimi dieci anni ne mancheranno qualcosa come 65'000. Quindi infondo la politica stanziando fondi per la formazione ha risposto a questa necessità? “La decisione copre una parte di quanto da noi richiesto - risponde Mariani -. Però va tutto solo sulla formazione e non viene fatto assolutamente nulla per tenere più a lungo gli infermieri sul posto di lavoro. Se non c’è abbastanza personale anche se formano più allievi alla fine manca chi li forma, perché gli allievi devono essere seguiti e l’infermiere comunque deve anche seguire il suo lavoro. Ce ne vogliono di più, va definito quanti infermieri ci vogliono a seconda della casistica dei pazienti”

Il dossier passa ora al Nazionale, ma è indubbio che anche la popolazione dopo questa emergenza Covid-19 è molto più sensibile al tema in quanto ha riscoperto il valore e le fragilità di questa professione.   

CSI/Red. MM/SP
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