"Le scelte giuste ci proteggono"

È lo slogan della nuova campagna lanciata mercoledì dal Governo ticinese. "Limitare il numero di contatti personali". E Merlani nel video spiega come si mette la mascherina

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"Evitare un nuovo lockdown" è lo scopo della nuova campagna di sensibilizzazione presentata mercoledì dal Consiglio di Stato. Una campagna dallo slogan "Le scelte giuste ci proteggono", in cui è stata sottolineata l'importanza della limitazione dei contatti personali, oltre al rispetto delle regole di igiene personale e di distanziamento. Non cambia tuttavia il colore della campagna di sensibilizzazione, che resta arancione: "Non siamo ancora in una fase rossa, manteniamo la calma, la situazione è sotto controllo, ma ci preoccupa", ha dichiarato Norman Gobbi. "L’obiettivo è di mantenere la situazione sanitaria sotto controllo e salvaguardare la vita e la libertà delle cittadine e dei cittadini. Siamo pronti a compiere nuovi passi se dovesse essere necessario", ha proseguito il capo del Governo ticinese.

La nuova campagna di sensibilizzazione
La nuova campagna di sensibilizzazione

Raffaele De Rosa ha confermato che la seconda ondata è iniziata. Sebbene la crescita dei contagi sia allarmante, è diversa dai primi mesi: "Ora testiamo di più, i malati vengono presi a carico prima, perché la conoscenza del virus è più solida. Preoccupa soprattutto l’aumento della fascia d’età delle nuove contaminazioni". Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità ha fatto il poi fatto il punto sulla situazione posti letto in cure intense: 60 in terapia intensiva e 220 in fase acuta.

Covid, balzo dei contagi in Ticino

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TG 12:30 di mercoledì 21.10.2020

Presente da Bellinzona anche Giorgio Merlani, che ha dato alcune spiegazioni sui dati recenti nel Canton Ticino. Negli ultimi 14 giorni la percentuale dei test positivi è del 12% (il limite è il 4%), il dato sale al 22% negli ultimi giorni. Il numero di persone positive ogni 100'000 abitanti si attesta invece a 331 (la soglia svizzera per non finire sulla lista rossa è 60). Mille invece i test effettuati ogni giorno. Sui nuovi casi, il medico cantonale ha spiegato che raddoppiano in media ogni 5-6 giorni, mentre l'R0, ovvero il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto, oscilla tra l'1,6 e l'1,8. In altre parole, dieci infetti possono trasmettere la malattia a 16-18 persone.

 

Per quanto riguarda la scuola, è stato spiegato che la situazione è sotto controllo e conferma la bontà dei piani di protezione adottati. Il numero di contagi è molto basso in relazione agli oltre 50'000 allievi degli istituti del Cantone e la ricostruzione dei pochi casi positivi mostra che il virus viene contratto al di fuori dell’ambiente scolastico. "La scuola non è un luogo di contagio", ha detto Manuele Bertoli, che ha spiegato quanto sarebbe drammatico se si passasse dallo scenario uno (scuola in presenza) al due (ibrido): "Oggi sarebbe impossibile lo scenario due, in marzo e maggio era tutto chiuso, le persone erano a casa. Oggi l'accudimento sarebbe impossibile".

Cene con gli amici, qual è la scelta giusta?

A tenere banco durante la conferenza stampa del Governo sono state anche le cene fra amici: qual è infatti la scelta giusta da prendere per quanto riguarda questi eventi? Bisogna sempre valutare se è opportuno organizzarle, ha affermato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, “considerando se le persone che vi prenderebbero parte sono a rischio o meno. Bisogna essere critici, assumersi delle responsabilità, ma senza annullare la vita sociale”. “Nulla è vietato ma si possono compiere delle scelte – gli ha fatto eco il medico cantonale Giorgio Merlani –. Se una persona ha una cena e quattro giorni dopo vuole andare a trovare la nonna in casa anziani, dovrebbe rinunciare a qualcosa. A me preoccupa molto il numero delle persone che entrano in contatto tra loro. Dobbiamo ricordarci che per 48 ore prima della comparsa dei sintomi siamo contagiosi”. Conta anche il comportamento durante le cene, ha ricordato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, “evitiamo di darci la mano, di abbracciarci”.

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FD
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