Un bilancio a due facce: tra il sì ticinese e il no nazionale
Un bilancio a due facce: tra il sì ticinese e il no nazionale (TI-Press)

Limitazione, le reazioni ticinesi

Nonostante il sì ticinese, tra UDC-Lega a regnare è la "delusione nazionale" - Dai contrari si sottolinea l'ennesima richiesta di aiuto dal Ticino

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Il Ticino è tra i pochissimi cantoni dove l’iniziativa UDC “Per la limitazione”, contro la libera circolazione delle persone, è stata approvata (gli altri "sì" sono arrivati solo da Glarona, Svitto e Appenzello Interno) . Un dato atteso, ma che si situa ben al di sotto di quel 68,17% di sì all’iniziativa “Stop all’immigrazione di massa” del 9 febbraio 2014. I favorevoli oggi (domenica) sono stati “solo” il 53,1%.

Gobbi: “Difficile ripetere il risultato del 2014, la pandemia ha influito”

Una delle prime reazioni giunte durante il pomeriggio di votazioni è stata quella del Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, che si era speso parecchio a favore dell’iniziativa. “Era difficile sentire nuovamente quel fuoco sacro emerso il 9 febbraio 2014 – ha commentato Gobbi ai microfoni RSI –, oggi credo abbiano influito anche le preoccupazioni e le paure messe in campo dal fronte contrario riguardo alla situazione socioeconomiche dopo la crisi del Covid. D’altra parte un segnale parte comunque all’attenzione della Berna federale, che dice che il Ticino ha bisogno di maggiore tutela in ambito di migrazione.”

 

Sulla stessa lunghezza d’onda, dal quartier generale UDC-leghista all’hotel Internazionale a Bellinzona, il granconsigliere e capogruppo UDC Sergio Morisoli che ha commentato la discesa di 15 punti percentuali rispetto al voto di 6 anni fa: “È un dato di difficile interpretazione, una chiave di lettura potrebbe essere, anche alla luce degli altri quattro temi in votazione oggi, che il Ticino ha votato certamente più a sinistra rispetto a quattro anni fa. Certamente sul campo sono stati lasciati molti voti."

Quadri: “Riduzione difficilmente spiegabile, elettori delusi dal 2014”

Da parte sua il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri non ci gira troppo attorno: “Dal 2014 ad oggi la situazione sul mercato del lavoro ticinese non è certo migliorata, non è quindi facilmente spiegabile questa riduzione di consensi. D’altra parte le forze in campo erano chiaramente impari, e poi leggo anche una certa delusione dell’elettorato per la non applicazione del voto del 2014”.

Marchesi: “Fa comunque piacere il risultato ticinese”

Il presidente dell’UDC cantonale Piero Marchesi ha invece sottolineato comunque il sì ticinese: “È la dimostrazione che il Ticino vive l’immigrazione non controllata. La campagna è stata anche un po' viziata dal Covid, ma mi fa comunque piacere il risultato del Cantone”. I risultati ticinesi questa volta non faranno l’ago della bilancia. “Di fronte allo schieramento dei contrari vincere sarebbe stata un’eccezione, oggi non c’è stata. Comunque in Ticino c’è un problema e il risultato cantonale lo dimostra”.

Vitta: “Non è tempo di esperimenti”

Sul fronte opposto, di chi l’iniziativa l’ha combattuta, e sempre rimanendo in ambito governativo, il Consigliere di Stato liberale radicale Christian Vitta ha spiegato ai nostri microfoni che “probabilmente in molti non hanno voluto fare degli esperimenti in una fase d’incertezza, poi va anche detto che il Ticino in questi anni si è mosso nei confronti di Berna con iniziative a protezione del mercato del lavoro e probabilmente questo è servito”. Sull’approvazione dell’iniziativa che comunque è emersa dal Ticino Vitta ha invece affermato che “sussiste una certa insoddisfazione verso il tema del frontalierato, e in questo senso dobbiamo andare avanti a lavorare con Berna per trovare delle soluzioni ad hoc per le regioni di frontiera, un po' sulla scia delle “finestre” di crisi” definite da Berna durante la pandemia.”

 

Sirica: “Un fallimento dell’UDC, ma anche una richiesta d’aiuto dal Ticino”

Per il fronte rossoverde, schierato in primo piano contro l’iniziativa e oggi riunito alla Casa del Popolo a Bellinzona, si è trattato di una giornata in chiaroscuro, con la vittoria sul piano nazionale e la sconfitta, seppur di misura, su quello cantonale. “Non dimentichiamo che partivamo dal 68% del 2014 – spiega presidente del PS ticinese Fabrizio Sirica –, quindi c’è stata una perdita di credibilità dell’UDC su questo tema. Evidentemente il 53% di sì non va banalizzato, soprattutto perché è un ennesimo segnale importante dal Ticino. Quindi penso che con i partiti borghesi, PLR e PPD in primis, dovremo trovare delle soluzioni per migliorare i diritti dei ticinesi sul posto di lavoro, limitando la concorrenza sfrenata, e spesso sleale, proveniente dall’estero".

Dadò: “Le misure placebo non funzionano”

Da parte del PPD, contrario a maggioranza all’iniziativa, vengono invece chieste soluzioni efficaci e concrete per il mercato del lavoro ticinese: “Nel 2014 l’iniziativa UDC chiedeva i contingenti, le Camere federali e il Governo hanno per contro adottato misure ‘placebo’ che evidentemente non funzionano. I contingenti non potranno essere applicati, ma almeno si rendano obbligatori i contratti collettivi di lavoro per tutte le categorie professionali” commenta il presidente Fiorenzo Dadò.

Farinelli: “Chiaro supporto alla via bilaterale”

Per Alex Farinelli, consigliere nazionale PLR e membro del comitato contrario all’iniziativa UDC, il crollo della percentuale di favorevoli in Ticino è un chiaro sostegno agli accordi bilaterali, “accordi che possono creare delle criticità in Ticino, ma sono essenziali per la Svizzera”. Per Farinelli il sì ticinese legittima d’altra parte il Cantone a chiedere alla Confederazione di disporre di qualche strumento in più “per combattere i problemi che viviamo sul nostro territorio”.

Sindacato e padronato guardano già all’accordo quadro

Per quanto riguarda l’economia il direttore dell’Associazione delle industrie ticinesi (AITI) Stefano Modenini ha commentato l’esito del voto affermando che “i temi del mercato del lavoro rimangono, come sarebbero rimasti con l’approvazione dell’iniziativa. Il problema non è semplice per quel che si può vedere in Ticino, bisogna rimboccarsi le maniche tutti insieme ricordando che è l’economia che crea i posti di lavoro. Il primo appello che facciamo è all’autorità federale, chiamata a trattare con Bruxelles l’accordo quadro, che allo stato attuale non gode di un consenso sufficiente, né da parte padronale, né da parte sindacale”.

Per il segretario regionale di UNIA Giangiorgio Gargantini i 15 punti percentuali in meno raccolti dall’iniziativa rispetto al voto del 2014 “danno un chiaro segnale di volontà di migliorare la situazione sul mercato del lavoro e difendere i salari, ma con altre soluzioni rispetto a quelle portate avanti dall’UDC e dalla Lega. D’altra parte ci troviamo sullo stesso fronte dell’UDC nel rifiutare l’accordo quadro, anche se per noi il fulcro resta la protezione dei salari e delle condizioni di lavoro e in questo momento in Ticino significava dire no oggi all’iniziativa UDC e dire no domani all’accordo quadro.”

27.09.2020 - Le sfide dopo il voto

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Il Quotidiano di domenica 27.09.2020

 
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