Minorenni soli in Ticino

Sono 70 i migranti non accompagnati giunti ed accolti nel 2015 - Qui le storie di tre di loro

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Il più timido di tutti non si fa filmare. Ha gli occhi svegli e racconta la sua storia quasi sussurrando. A.A. è partito dall’Eritrea quando aveva 13 anni, da solo. Per nove mesi ha viaggiato fra il Sudan e la Libia. Qui, ci racconta, ha preso un barcone e ha attraversato il mare Mediterraneo con altre 785 persone. Venticinque sono morte durante la traversata. Lui le ha viste.

A.A. ha scritto una poesia che ha letto anche all’ultima edizione di Chiasso Letteraria, parla di sua madre e inizia così: “Ti chiamo mamma la preziosa, la vita non è bella senza di te…Chi ha inventato l’immigrazione. Ho capito adesso che non dovevo allontanarmi da te”.

La poesia appesa nell'ufficio del direttore Calò
La poesia appesa nell'ufficio del direttore Calò (RSI/AlesS)

Lo abbiamo incontrato alla scuola media di Barbengo dove, con altri 19 minorenni non accompagnati fuggiti dal loro paese, ha terminato il suo primo anno scolastico. Ha 14 anni.

Nella sede di Barbengo è stato accolto il maggior numero dei 70 giovani, di cui solo otto ragazze, che hanno raggiunto lo scorso anno il Ticino ed hanno trovato casa nel foyer di Lugano-Paradiso gestito dalla Croce Rossa. "Per mandato cantonale accogliamo ragazzi alloglotti nel nostro comprensorio - spiega il direttore Marco Calò - . Da settembre i ragazzi sono stati inseriti nelle prime e nelle terze classi". "Abbiamo tentato di tenerli separati tra loro per agevolarne l'integrazione. Nelle prime classi sono stati accolti benissimo. Nelle terze è stato un po’ più difficile siccome i gruppi di amicizie si erano già consolidati".

Durante il nostro incontro con Tesfit, S.T. e A.A. (guarda il video con la loro testimonianza), era presente anche Federico Bettini, responsabile foyer minorenni non accompagnati della Croce Rossa. Grazie anche a lui i ragazzi ci raccontano le loro esperienze di viaggio, senza entrare nei dettagli. "E’ molto difficile che si confidino - dice Bettini -. Hanno alle spalle un vissuto molto difficile e noi chiaramente non insistiamo. Aspettiamo che siano loro a venire da noi". "Questi ragazzi - conclude con un pizzico di orgoglio - in questi mesi hanno fatto grossi passi, hanno iniziato a parlare italiano e a integrarsi nella nostra società".

Alessandra Spataro

iI nostro dossier: Le vie dei migranti

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