'Ndrangheta in Ticino

Porta anche in Svizzera l'inchiesta che ha sgominato il clan Mancuso: un indagato ha aperto un'attività commerciale nel cantone

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La maxi-operazione contro la ‘ndrangheta, che giovedì ha portato all’arresto di oltre 330 persone in Italia e in Europa (gli indagati sono 400) e a sgominare il clan Mancuso, porta anche in Svizzera. Sono emersi, infatti, flussi finanziari per riciclare svariati milioni. Nelle carte dell’inchiesta - consultate dal Telegiornale della RSI - c'è inoltre il nome di una persona indagata che ha aperto da qualche mese un’attività in Ticino.

Dall'inchiesta emerge, tra gli altri, un conto bancario aperto ad hoc in Svizzera su cui c'erano 3 milioni di euro. Milioni transitati in una società del Liechtenstein e che poi sarebbero stati utilizzati per comprare un hotel a San Giovanni Rotondo. Un ruolo lo avrebbe avuto Giancarlo Pittelli, avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia, finito dietro le sbarre, che avrebbe fatto un favore alle cosche: "Portava i soldi in Svizzera", si legge tra le pagine dell’inchiesta.

E tra le carte figura anche un altro addentellato elvetico, un indagato che da qualche mese ha un'attività in Ticino. Secondo nostre verifiche, in marzo, ha aperto un garage nel Luganese. Il 38enne residente ancora in Calabria è finito in manette giovedì, a due passi dal confine. Secondo gli inquirenti nel 2018 avrebbe fornito supporto logistico, tenendo in custodia per conto delle cosche un fucile calibro 12 e uno scooter utilizzati per un’intimidazione a una famiglia rivale (una macchina è stata crivellata di colpi).

La Polizia federale elvetica, contattata dalla RSI, ribadisce che è a conoscenza dell’indagine e che in generale collabora nello scambio d'informazioni. Ma sul caso specifico le bocche rimangono cucite.

TG/sdr/m.ang
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