Primo contagio in Ticino?

Il medico cantonale Giorgio Merlani fa il punto sul coronavirus: il secondo paziente non sarebbe stato in Lombardia; sotto esame altri contatti

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"C'è un secondo caso accertato in Ticino, il paziente è più anziano del primo e presenta una serie di patologie. Il suo decorso attualmente è in prognosi riservata, bisogna valutare ancora l'evoluzione perché sono 24 ore di diagnosi, ma comunque è in terapia intensiva", così ai microfoni della RSI il medico cantonale Giorgio Merlani, descrive le condizioni del secondo contagiato dal coronavirus in Ticino e fa il punto sull'emergenza.

Il paziente ha seguito le procedure del caso per annunciarsi?

"In questo caso la cosa è andata in un modo un po' diverso anche perché il paziente non aveva un contatto accertato con una delle zone ad alta prevalenza e quindi non è stato subito riconosciuto come tale, ma per fortuna ormai tutto il personale è in protezione e quindi poi è stato ricoverato".

Quindi probabilmente non ha contratto il coronavirus in Lombardia... dove l'ha contratto?

"Stiamo chiarendo la questione. Nell'ambito dell'indagine ambientale abbiamo visto che ci sono dei suoi contatti che sono già sintomatici. Li stiamo in questo momento sottoponendo ai test per capire. Il paziente è abbastanza anziano, ha scarsa mobilità e non ha fatto grandi viaggi".

CSI 18.00 del 02.03.20: Giorgio Merlani al microfono di Alessandro Broggini
CSI 18.00 del 02.03.20: Giorgio Merlani al microfono di Alessandro Broggini

C'è quindi la possibilità che sia il primo caso di contagio sul territorio ticinese?

"Non è da escludere che sia il primo caso di contagio sul territorio ticinese".

Ci sono ancora altri casi sospetti? È possibile quantificarli?

"Sono tanti, dipende da due fattori essenzialmente: la tempistica del test (perché prima dovevamo inviare i test a Ginevra, quindi ci voleva tempo e il risultato rimaneva sospetto fino all'esito), adesso viene fatto localmente, ma viene fatto anche più frequentemente), anche per effetto delle vacanze che sono terminate. Oggi sono stati fatti circa 40 test, rispetto ai 10/15 al giorno nei giorni precedenti".

Più casi sospetti, però questo non vuole ancora dire che la malattia si sta diffondendo.

"Anzi vuol dire che c'è una certa attenzione sul territorio a cercarla attivamente. Si testa molto, e attualmente sono centinaia i test effettuati finora in Ticino e i positivi sono solo 2".

Può dare un bilancio delle prime misure che sono in atto da quasi una settimana?

"Si tratta di misure di contenimento. Samo già al penultimo giorno per i primi 5 contatti dal primo caso accertato, dove 2 persone hanno presentato sintomi ma entrambi non erano positivi per il coronavirus. Avevano sviluppato sintomi per altri motivi. Quindi, ad ora, il 100% dei contatti del primo caso accertato non ha sviluppato il virus. E sono contatti stretti, bisogna ricordare, non contatti casuali, sociali".

Questa è una buona notizia. Visto che i casi accertati sono ora diventati 2, si possono pensare a nuove misure che stringono ancora di più la libertà delle persone?

"Penso sia già stato fatto parecchio. Per tutti noi ora è normale che non si facesse il carnevale, che le partite di serie A non si seguono più, e che tutta una serie di manifestazioni sono state annullate. C'è stato un balzo rapidissimo nell'arco di 9 giorni a fronte dei primi casi nel resto della Svizzera. Il Consiglio federale ha agito. Adesso però è il momento di mantenere il sangue freddo, di vedere cosa succede e poi abbiamo tutto il tempo di adattare le misure in base all'andamento dell'epidemiologia. Se è vero che da uno a due casi è un raddoppio, abbiamo tutta un'alta epidemiologia che ci aspetta, che ci permetterà di implementare nuove misure, come quella delle scuole, per esempio, che molti si aspettano che vengano ridiscusse".

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