"È fondamentale creare un’offerta che può essere sfruttata tutto l’anno" (Keystone / Ti-Press / Gabriele Putzu)

Quale futuro per gli impianti?

La minore copertura nevosa porta a interrogarsi sul futuro delle stazioni sciistiche ticinesi

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Una riconversione totale degli impianti sciistici, come fatto al Monte Tamaro, non è presa in considerazione dalla maggior parte delle stazioni ticinesi. “Durante l’inverno creiamo un indotto importante in Leventina e facciamo lavorare a 50 persone” afferma Luca Müller, direttore degli impianti di Carì.

“Ci sono sempre state delle annate negative, ma non è ancora una situazione drastica”, conferma Fabio Mandioni, che gestisce il Nara. Nonostante non siano preoccupati per i limiti di nevicate più alti, a Bosco Gurin, Giovanni Frapolli ha già previsto di introdurre delle attrazioni aggiuntive come una slittovia e una zip line.

C’è invece chi si adatta al cambiamento climatico in maniera positiva e pensa al futuro. “Stiamo lavorando per rendere l’inverno, anche senza neve, sempre più importante”, ribadisce Luca Jardini, direttore degli impianti di Cardada.

Il credito cantonale, che aiuta le stazioni per fare quadrare i bilanci, non rischia di essere rivisto a breve termine. Ma, come sottolinea Stefano Rizzi del Dipartimento dell’economia, è fondamentale creare un’offerta che può essere sfruttata tutto l’anno.

CSI/YR
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