Paolo Giulini ritratto al Festival Endorfine nel 2020 (©Archivio Ti-Press)

"Recuperare un abusatore è possibile"

Congresso internazionale ASPI a Lugano: l'intervista al criminologo clinico Paolo Giulini, responsabile dell'Unità di trattamento intensificato per autori di reati sessuali

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Anche un autore di abusi sessuali, uno stupratore, un sex offender con il giusto metodo può essere recuperato in modo che non provochi altre vittime. È il messaggio che il criminologo clinico Paolo Giulini ha portato a Lugano nel corso della prima giornata (dedicata al tema "La responsabilità della prevenzione") del congresso internazionale sulla prevenzione degli abusi sessuali e dei maltrattamenti sull’infanzia organizzato dalla Fondazione della Svizzera italiana per l'aiuto, il sostegno e la protezione dell'infanzia (ASPI) in occasione del suo trentesimo anniversario.

Serata speciale ASPI

Serata speciale ASPI

TG 20 di lunedì 23.05.2022

 

La testimonianza di Michelle Halbheer

Il congresso si è aperto con la toccante testimonianza di Michelle Halbheer, protagonista della storia narrata nel libro e nel film Platzspitzbaby. Una storia drammatica. All’età di 10 anni, è stata affidata alle sole cure di sua madre gravemente dipendente dall’eroina e ha sperimentato quotidianamente cosa significhi avere un genitore incapace di prendersi cura di sé stesso e dei figli. Una storia che dimostra la necessità che tutti aprano gli occhi: famiglie, società e autorità affinché non succeda più che un minore venga lasciato da sola in certe circostanze.

"Mia mamma è malata, ha una malattia di dipendenza. Ma le persone attorno, autorità comprese, stavano bene. E mi hanno lasciata da sola", osserva amaramente Michelle."Quando mia mamma mi ha detto 'se non vivi con me, muoio', io, che avevo 9 anni, ho capito questo: 'se non vieni da me, tu mi uccidi', racconta la donna, sottolineando quindi che le autorità avrebbero dovuto capire che qualcosa non andava.

Convegno dell'ASPI

Convegno dell'ASPI

Il Quotidiano di lunedì 23.05.2022

 

L'intervista a Paolo Giulini

Paolo Giulini, oltre ad insegnare all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, lavora nel carcere di Bollate a Milano, dove c'è un intero piano dedicato alla presa a carico di persone condannate o accusate di reati sessuali. È il responsabile dell’Unità di trattamento intensificato per autori di reati sessuali.

Qual è l'approccio da intraprendere nei confronti di queste persone? "Credo che sia proprio questo modello di presa a carico della persona, che la coinvolge a livello olistico, proponendole non solo gruppi di parola specifici", ma tenendo anche conto "di poter entrare in contatto con delle loro risorse", come la creatività artistica, la capacità di concentrazione, di pensare di più a sé stessi, attraverso pratiche introspettive in un luogo nel quale "le persone riescono a toccare gli aspetti più fragili della loro intimità senza essere col dito puntato", risponde Giulini.

Più in generale si impone un cambiamento culturale: si tratta in sostanza di capire che anche gli autori di questi reati possono essere cambiati e, soprattutto possono cambiare. "È importante prendersi cura degli autori, proprio perché nel passato probabilmente sono stati anche a loro volta legati a un' infanzia non protetta. Hanno conosciuto un'infanzia non protetta", sottolinea l'esperto. E quindi "andare incontro a quell'infanzia non protetta significa riparare questa parte", per non intraprendere di nuovo quelle condotte.

Lunedì sera nell'ambito del congresso è andata in onda un'edizione speciale di 60Minuti intitolata La violenza non educa.

Speciale congresso ASPI - La violenza non educa

Speciale congresso ASPI - La violenza non educa

Serata dedicata al sostegno protezione dell'infanzia, in diretta dallo studio 2 di Besso.

 

Martedì e mercoledì i lavori proseguiranno riservando un'attenzione particolare a questioni come: la prevenzione nello sport, nella disabilità e nell'ambito ecclesiastico; le sfide della protezione e la prevenzione ai tempi del ciberbullismo e delle tecnologie diigitali grazie ad un progetto condiviso tra famiglia e scuola.

SEIDISERA/Sandy Sulmoni/Diem/ARi
Condividi