Il Gran Consiglio ticinese ha regolamentato definitivamente l'uso dei cellulari nelle scuole
Il Gran Consiglio ticinese ha regolamentato definitivamente l'uso dei cellulari nelle scuole (archivio Ti-Press)

Regole più severe sugli smartphone

Il Parlamento ticinese ha regolamentato in modo ancora più dettagliato il loro uso a scuola, senza però applicare divieti rigidi

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L’uso degli smartphone sarà regolamentato ulteriormente nelle scuole dell'obbligo in Ticino. Il Gran Consiglio ha infatti deciso martedì di definire in maniera ancor più dettagliata l'impiego dei cellulari negli istituti scolastici. Il rapporto è stato approvato con 51 sì, 13 no e 12 astenuti.

 

Giorgio Fonio, che presentò nel settembre 2018 la mozione per vietare questi ultimi nelle scuole dell’obbligo, ha ricordato come nel canton Vaud si sia posto in atto un divieto simile con l’obiettivo di educare i giovani all’uso responsabile degli smartphone. Gli ha fatto eco Maristella Polli, ricordando che pur essendo nell’era digitale, non c’è sempre la consapevolezza che i ragazzi sono confrontati con una rivoluzione tecnologica. Una rivoluzione che, se non ben indirizzata, può danneggiare”. Il telefonino è del resto uno strumento usato dagli adolescenti per bullizzare compagni e compagne e anche per questo regolamentarne l’utilizzo è una necessità, considerando "l’entusiasmo tecnologico" mostrato dai giovani.

 

Alessandro Speziali, relatore del rapporto, ha ricordato l’attenzione nell’opinione pubblica che si merita quest'argomento, in grado di segnare la quotidianità di tutti. Speziali ricorda che la mozione originale proibiva di cancellare la presenza degli smartphone negli istituti scolastici, ma è stato comunque sostenuto in misura trasversale da varie forze politiche. Il DECS, d’altronde, ha ricordato il relatore, si è impegnato in quest’ambito ponendo in atto nel frattempo un regolamento con misure appositamente elaborate. Il divieto tout court del telefonino a scuola ha d’altronde controindicazioni concrete, senza contare che proibirlo non è garanzia di cancellazione del bullismo o di altri risvolti negativi.

 

La soluzione trovata ha permesso di apportare modifiche utili per rendere più omogenee le normative in materia, senza intaccare l’importanza del regolamento nel complesso. La bontà di determinate limitazioni è comunque confermata, ha rilevato Alessandro Speziali, dal fatto che con norme le già in atto che riducono l’uso dei telefonini i ragazzi non hanno avuto difficoltà a relazionarsi e non c’è stato il temuto incattivimento degli allievi, in relazione a una ventilata crisi d’astinenza da cellulare. Inoltre, coinvolgendo le famiglie si permette a queste ultime di discutere a fondo con i ragazzi le informazioni e le direttive legate a un uso corretto di questi dispositivi elettronici.

Cellulare a scuola verso il divieto

Cellulare a scuola verso il divieto

Il Quotidiano di lunedì 03.02.2020

Manuele Bertoli: "Una banale proibizione non risolve il problema"

Manuele Bertoli, direttore del DECS, ha ricordato come il Governo cantonale si sia orientato verso una visione educativa all’uso degli smartphone anziché porre in atto “una banale proibizione che non risolve il problema”. Bertoli ha sostenuto l’utilità di permettere ai docenti di gestire l’utilizzo dell’apparecchio che la Commissione invece nega loro. Era per questo, ha spiegato il direttore del dipartimento, che il Governo aveva lasciato aperta l’opportunità di scegliere la modalità di divieto o concessione dell’uso dei telefonini ai direttori e al corpo insegnante dei vari istituti.

“Non immaginiamoci di fare un gesto risolutore” per il bullismo, ha detto Manuele Bertoli, “perché non è così e la scuola deve alzare le antenne e trovare le soluzioni” attraverso i contatti con le famiglie. Del resto, ha concluso, “i casi in cui si è verificato un atto di bullismo tramite telefonino sono avvenuti in istituti dove i cellulari sono vietati”. Rimane inoltre da verificare come sarà possibile gestire i controlli per sapere se l’apparecchio è acceso o spento, se è acceso ma non connesso solo per scattare foto e così via.

 
Cellulari spenti a scuola

Cellulari spenti a scuola

Il Quotidiano di martedì 18.02.2020

 
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