Attività chiuse ma #andràtuttobene
Attività chiuse ma #andràtuttobene (@Keystone Ti-Press/Alessandro Crinari)

Si lavora per chiudere

Poliziotti sui cantieri a Paradiso per mandare a casa gli operai. Diversi stabilimenti attivi a ranghi ridotti per preparare lo stop delle attività

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In Ticino lunedì mattina in molti sono stati impegnati al lavoro per procedere alla chiusura delle attività non indispensabili o urgenti, come previsto dalle misure decise sabato dal Consiglio di Stato. C'è chi lo ha fatto perché incaricato di una missione come gli agenti della polizia incaricati di sorvegliare sul rispetto delle norme che, per esempio a Paradiso, si sono presentati sui cantieri edili per allontanare gli operai non ancora costretti a restare a casa dai loro datori di lavoro. E c'è chi lo ha fatto perché chiudere tutto, per molte aziende è più facile dirsi che farsi.

 

Numerose ditte hanno fatto arrivare negli stabilimenti i propri dipendenti, frontalieri compresi, a ranghi ridotti per svolgere quelle attività propedeutiche la cessazione di lavoro.

Già, perché vi sono industrie che non possono fermare la produzione in un qualche ora, o in un solo giorno ma, come spiegato da alcuni lavoratori, sono necessari più giorni. Taluni devono stoccare materiali chimici, riporli in sicurezza per evitare che possano ammalorarsi o produrre danni. Questo è soprattutto il caso di quelle ditte attive nei settori sanitari che hanno deciso comunque di rispettare le disposizioni cantonali. Sono aperte e completamente attive diverse aziende farmaceutiche nel cantone che hanno stabilito turni e misure “anti contagio”.

Dalle dogane, parte italiana, dicono che lunedì mattina il flusso di auto in entrata in Ticino è stato davvero ridotto ai minimi, come mai accaduto in un giorno lavorativo.

Cantieri, "serve maggiore chiarezza"

Detto della polizia che interviene sui cantieri, la situazione è ancora molto varia e su questo fronte si stanno moltiplicando gli appelli ad avere maggiore chiarezza sulle chiusure. "Controlliamo quello che succede - spiega ai microfoni RSI Dario Cadenazzi di UNIA - e faremo da tramite con lo Stato per chiedere, se possibile, una maggiore chiarezza e un intervento di chiusura di tutti i cantieri pubblici e privati, perché oggettivamente è impossibile tutelare la salute dei lavoratori, basti pensare ai trasporti da e per il cantiere, a dove mangiano i lavoratori, ma anche e soprattutto nel lavoro concreto”.

RG 12.30 del 16.03.2020 - Il servizio di Francesca Calcagno
RG 12.30 del 16.03.2020 - Il servizio di Francesca Calcagno
 

Una necessità che è stata espressa anche dalla Società impresari costruttori e dall'Unione associazioni dell'edilizia, che rappresenta gli artigiani.

s.d.r/Diem/dielle
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