Alla sbarra un ingegnere e due operai
Alla sbarra un ingegnere e due operai (tipress)

Sigirino, "imputati da assolvere"

Chiuso il processo per l’incidente mortale sul cantiere AlpTransit nel 2010; la sentenza sarà emessa nelle prossime settimane

Gli imputati al processo per la morte di un operaio sul cantiere AlpTransit di Sigirino, avvenuta nel 2010, vanno assolti completamente. È la tesi degli avvocati difensori che si sono espressi venerdì mattina durante la seconda e ultima giornata del dibattimento che si è svolto davanti alla Corte delle Assise correzionali di Lugano. Sul banco degli accusati si trovano un ingegnere addetto alla sicurezza, un caposciolta e un operaio addetto alla manovra della macchina perforatrice.

Perché l'operaio calabrese 54enne deceduto a causa della caduta di un masso si trovava proprio sotto il braccio meccanico in azione della perforatrice jumbo al momento della tragedia? Non c'era alcun motivo plausibile, hanno sottolineato gli avvocati difensori citando periti e testimoni. Una questione centrale alla quale, tuttavia, il processo non è riuscito a fornire una risposta.

Indagine lacunosa

Tutti gli avvocati hanno ricordato quanto già sottolineato ieri dal giudice Mauro Ermani: la prima indagine condotta sul luogo dell'incidente dalla polizia è stata lacunosa. Non c'è stata una misurazione dello strato di calcestruzzo, il cosiddetto spritz, gettato dopo lo scavo per proteggere la volta, e mancava una documentazione fotografica attendibile, visto che le prime immagini sono state scattate solo dopo 15 giorni dalla tragedia.

Nel merito delle accuse gli avvocati difensori hanno poi cercato di smontare le tesi avanzate del procuratore generale John Noseda. L'ingegnere addetto alla sicurezza era solo un consulente, ha ricordato il suo legale, non aveva un ruolo attivo di garante della sicurezza su tutti i fronti dello scavo. Anche il macchinista della scavatrice, sostiene il suo difensore, va prosciolto: la documentazione non dimostra che abbia perforato la roccia nel modo sbagliato. Anche il patrocinatore del 58enne italiano caposciolta, accusato di aver permesso che qualcuno si avvicinasse al fronte roccioso mentre era in corso una perforazione, si è concentrato sulle carenze dal punto di vista investigativo.

Sentenza nelle prossime settimane

Il giudice Mauro Ermani emetterà la sua sentenza nelle prossime settimane per iscritto, comunque entro il 20 di settembre, per evitare la decorrenza della prescrizione a sette anni dal fatto. Ricordiamo che il procuratore generale John Noseda aveva chiesto la condanna dei tre imputati a pene pecuniarie in aliquote giornaliere per omicidio colposo, demandando alla Corte la quantificazione della pena.

CSI/ludoC

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Il Quotidiano di venerdì 18.08.2017

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