La primavera, per gli appassionati di sci, diventa speranza di poter godere delle piste per ancora qualche settimana. A renderlo possibile, spesso facendo salti mortali, è chi le piste le prepara: il gattista. Ad Airolo Pesciüm lavorano 3 o 4 gatti delle nevi alla volta per coprire gli oltre 30 km di piste. Cingolati di 12 tonnellate per quasi 500 cavalli di potenza.
Le operazioni da effettuare prima di partire le spiega Remo Lombardi, gattista della Valbianca SA: “Controlliamo un po’ i livelli, facciamo il pieno della nafta, vediamo se c’è qualche rottura che non abbiamo visto la sera prima e dopo partiamo“.
Obbligatorio anche un controllo con i colleghi della sicurezza. “Siamo i loro occhi durante la giornata”, aggiunge Patrick Guscetti, responsabile piste e soccorso della Valbianca SA. “Monitoriamo la situazione delle piste, ovvero se sono tanto rovinate, e la quantità di persone che sono passate, per aiutarli a capire quanto lavoro li aspetta durante la serata o in mattinata”. Le piste, infatti, vengono normalmente battute di sera, con un secondo passaggio prima dell’alba in caso di nevicata notturna.
“Abbiamo la lama davanti che serve a regolarizzare la pista, a renderla piana, piatta”, aggiunge Mauro Casagrande, responsabile battipista della Valbianca SA. “E poi abbiamo dietro la fresa, che è un tamburo che gira con dietro dei finisher, ovvero delle gomme che praticamente fanno il lavoro di finitura e tirano la pista perfetta. Abbiamo anche l’argano, o verricello. Noi lo usiamo tanto perché bisogna calcolare che, specialmente quando tanto c’è un afflusso di gente, la neve tende sempre a scorrere verso il basso e noi alla sera dobbiamo riportarla su”.
“C’è un lavoro quasi immane”, aggiunge il direttore della Valbianca SA, Nicola Mona. “È innegabile che ci sia stata una grossa evoluzione tecnologica sui gatti stessi, sulle macchine, ma è altrettanto vero, proprio alla luce del cambiamento climatico, che la componente umana, l’esperienza, la competenza sono altrettanto determinante. Bisogna saper leggere il terreno, la neve, la meteo, le previsioni sempre più ballerine e quindi diventa veramente essenziale la componente umana. E l’esperienza del gattista diventa la chiave del successo”.
C’è chi li chiama “eroi della notte”
Buio, neve, vento freddo sono i compagni di viaggio. “Alcune situazioni fanno paura, quello sì. Per il resto no: di notte è uno spettacolo”, prosegue Mauro. “Io aspetto sempre che arriva la notte, perché si vede molto meglio che di giorno, con la luce diffusa”. E ci si può trovare anche in situazioni di pericolo, anche se “non esageratamente. Bisogna avere la testa sulle spalle. A volte bisogna dire ‘no, qui non vado questo lavoro non lo faccio perché è pericoloso’ sia per me che per la macchina”.
È comunque un lavoro stagionale. Cosa fa quindi un gattista il resto dell’anno? “Io lavoro tutto l’anno per Valbianca”. Racconta Mauro Casagrande. D’estate faccio manutenzione sugli impianti o qualsiasi altro lavoro che c’è da fare. Poi in molti hanno il loro lavoro estivo, come Remo che fa il contadino”.
Cambia il clima, cambia il lavoro
Nevicate sempre meno frequenti, temperature più alte, e un manto nevoso che è cambiato nel tempo. Spesso ai gattisti viene chiesto l’impossibile, “specialmente ultimamente”, precisa Casagrande. “Quando ho cominciato io a fare il gattista, 25 anni fa, si partiva il mese di novembre con due metri di neve, ed era tutto facile. Adesso bisogna calcolare che a Pesciüm al momento non superiamo il metro di neve”.
Anche Remo Lombardi, che fa questo lavoro da 30 anni, di cose ne ha viste cambiare tante, perché “specialmente agli inizi, nevicava molto, molto di più e negli ultimi dieci anni si è visto veramente l’effetto del cambiamento climatico, perché la neve da queste altezze attualmente è veramente poca. Certe volte alla fine della stagione la vedi volentieri, specialmente anche in primavera. Lavorare la neve non è così facile ed è più difficile a far risultare belle le piste”.








