All'interno della fascia più colpita sono gli ultra 80enni quelli maggiormente toccati (Archivio TI-Press)

Ticino, quasi 900 morti in più

Pubblicati i dati USTAT sulla sovramortalità (+27,6%), ma “per ora senza correlazioni con la pandemia” – Colpiti soprattutto gli ultra 65enni

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Nel 2020 in Ticino ci sono stati più morti che negli anni passati. Per la precisione 4'058, 878 in più rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Lo dicono i dati dell’Ufficio cantonale di statistica ticinese (USTAT) pubblicati oggi (martedì). Nonostante le cifre non è però ancora possibile quantificare con certezza quanto il Covid-19 abbia inciso su questo aumento, perché i dati precisi, statistici e incontestabili sulle cause dei decessi saranno disponibili soltanto tra un paio d'anni.

Basta però un primo sguardo - con due gobbe evidenti durante le due ondate pandemiche - per capire che vi è quantomeno una relazione tra il coronavirus e il numero dei morti. “È un fenomeno che abbiamo osservato anche noi – spiega ai microfoni RSI Matteo Borioli (USTAT), autore dell’analisi dei dati – ma proprio per dare maggiore solidità al nostro lavoro abbiamo preferito non fare riferimenti diretti alla pandemia di Covid. Abbiamo voluto semplicemente riportare quanto avvenuto, con i dati che abbiamo a disposizione, promettendoci poi di affrontare di nuovo quanto successo più avanti, quando avremo a disposizione i dati sulle cause di morte, che sono gli unici che potranno davvero far luce su quanto accaduto.”

La crescita della mortalità, sempre riferita alla media del quinquennio precedente, è pari al 27,6%: “Il fenomeno – prosegue Borioli – ha toccato prevalentemente le persone ultra 65enni, 835 di questi decessi riguardano infatti questa classe di età. A grandi linee si può dire anche che sono soprattutto le persone ultra 80enni ad essere state colpite all’interno di questa fascia d’età”.

Per quanto riguarda le differenze geografiche dai dati traspare come il Ticino in primavera, così come la regione del Lemano, abbia vissuto un picco molto accentuato, mentre nelle altre regioni la sovramortalità è stata più attenuata. “Nel corso dell’anno poi la situazione si è grossomodo normalizzata per poi accentuarsi di nuovo durante il periodo autunno-inverno, non più con dei picchi, ma con dei periodi prolungati di sovramortalità. In questo caso il Ticino si ritrova però in linea con il resto della Svizzera” conclude Borioli.  

Tornando a sud del Gottardo, lo studio permette di osservare la sovramortalità anche a livello distrettuale: se il fenomeno ha riguardato tutto il Cantone, l'incremento ha toccato maggiormente ad esempio Riviera e Mendrisiotto in primavera, la Vallemaggia nella seconda ondata.

CSI-Broggini/dielle
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